Ho lasciato entrare la tempesta

Ho lasciato entrare la tempesta
Islanda, 1828-1830. Agnes Magnúsdóttir, una giovane governante, viene arrestata e accusata di aver partecipato all'uccisione efferata di due uomini, Natan Ketilsson e Pétur Jónsson e per questo condannata a morte per decapitazione insieme a uno dei complici, il giovane Fridrik. Nell'attesa di conoscere la data dell'esecuzione, una famiglia di contadini si vede costretta dalle autorità del posto ad ospitare la condannata. Agnes trascorre un'estate e una parte dell'inverno lavorando come serva in cambio dell’ospitalità ricevuta, fino al giorno in cui viene portata al patibolo. La fattoria diventa così il centro di un mondo, una specie di conchiglia in mezzo a una natura dura e spesso malevola. Il lungo freddo, il lungo buio, la neve e il vento, la dimora fatta di torba che cade a pezzi, l'odore del letame che brucia, la bufera che spalanca le porte e penetra in casa come uno spirito maligno sono parti dello scenario dentro il quale Agnes attende la sua ora, diventando sempre più ospite amata, anziché assassina da disprezzare. Ma, come essa stessa dice: “C'è chi nasce perdente, o chi commette errori”, oppure “È l'opinione degli altri che determina chi sei.”. Dunque il suo destino è segnato in partenza, sin da quando, ancora bambina, venne abbandonata dalla madre sulla soglia di una fattoria...
Ispirato a una storia vera, tra leggende e cronache riportate da archivi storici e parrocchiali riguardanti l'ultima condanna a morte di una donna in Islanda, questo romanzo rapisce fin da subito, obbligandoti a restare lì, inchiodato ai racconti di Agnes, accucciata accanto alla fiamma di una lanterna, con lo sbuffo dell'alito che si raggruma in brina. Struggente, come la rassegnazione; spietato, come la natura islandese che non perdona chi si avventura in mezzo a una bufera: questo è il succo di un romanzo d'esordio che nel mondo anglosassone ha spiazzato critica e pubblico per la sua potenza degna di uno scrittore maturo. Cosa accadde in quella terribile notte? Chi affondò il coltello nel corpo di Natan e chi calò il martello sulla testa di Pétur? Che potere potranno mai avere le parole consolatorie di un giovane prete incaricato di accompagnare la condannata al patibolo? Le risposte, per quanto difficili da accettare, per quanto volatili come il calore di una brace, le troverete dentro questo romanzo tragico e commovente.

Leggi l'intervista a Hannah Kent

 

 

 

 
 
 
 
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