Ho qualcosa da dirti

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Jamal, di origini pakistane, vive a Londra da solo, e si guadagna da vivere facendo lo psicanalista più per necessità che per vocazione. Cresciuto in un quartiere povero alla periferia della città, ha un matrimonio fallito alle spalle, una ex moglie ancora in grado di turbarlo, un figlio che sta crescendo e che sta cambiando, una donna che non ha mai dimenticato e che di tanto in tanto si affaccia nella sua vita e Ajita, il suo primo grande amore, scomparsa dalle sue giornate troppo presto e con troppe cose in sospeso. Henry è il suo migliore amico, un regista teatrale di successo, anche lui con un matrimonio fallito con cui fare i conti e una figlia ribelle che rifiuta la propria - privilegiata - condizione sociale. Henry passa da un motivo di insoddisfazione a un altro in un estenuante ping-pong finchè un giorno non decide di cambiare vita, di sciogliere ogni catena del passato e lasciarsi tutto alle spalle: sceglie la via delle droghe, ne sperimenta la dissolutezza, si accosta al sesso estremo, e scopre nell'eccesso una possibilità di rinascita. Lo accompagna in questo viaggio Miriam, la sorella di Jamal, una donna eccentrica coperta di piercing e tatuaggi, che vive in una casa ingombra di mobili e figli, servita e riverita da Bushy, un personaggio misterioso quanto eccentrico. Miriam vive di piccoli espedienti ed è la regina indiscussa del suo mondo ai confini della città: la donna inizierà Henry ai 'veri' piaceri della vita praticando con lui sesso non convenzionale in giro per una Londra nascosta, obbligando così Jamal a superare le sue rigidità morali e a guardare le cose da un altro punto di vista. Quel Jamal che è tormentato da un segreto che ha tentato tutta la vita di nascondere, un omicidio che pesa sulla sua coscienza, un omicidio che ha causato il suo definitivo distacco da Ajita, un omicidio che torna con la sua lunga ombra a minacciare il suo presente e a rimettere tutto in discussione. Ma come fuggire dai propri fantasmi? Dove nascondersi quando la logica, la razionalità si dissolvono?
Grazie all'analisi lucida del bisogno d'amore del protagonista e di tutti i personaggi che ruotano attorno a lui, questo romanzo rimanda alle atmosfere del primo Hanif Kureishi: dei suoi formidabili esordi vi si ritrova lo sguardo corale, l'ironia, la vivacità della narrazione. Attraverso i tanti protagonisti e le loro vite che si incrociano e mescolano si definisce chiaramente uno spaccato della Londra che dagli anni Settanta, passando attraverso le droghe, la cultura pop, la politica, arriva ad essere la città che è oggi. Tanti i rimandi al governo Blair, al periodo post-11 settembre, tante le frecciate a una classe politica che non ha saputo soddisfare le aspettative di una larga fascia di cittadini. L'autore ci regala una fotografia spietata degli ambienti della Londra bene e con sguardo severo tratteggia vizi e virtù di una borghesia troppo abituata al vizio, assuefatta alla superficialità e distante dai veri bisogni e dai veri valori della vita. La vicenda di Jamal sembra rispecchiare i tempi che vive: le contraddizioni che incontra, le sue crisi d'identità, le evasioni sessuali, il bisogno di possedere senza essere posseduto, di aver sempre a portata di mano una seconda possibilità altro non sono che piccoli specchi di una società oramai distratta e lontana dall'uomo, una società che urla il suo bisogno d'amore. L'amore - anzi, meglio, la sua assenza - riempie le pagine, un amore che non viene riconosciuto, una fame che fa ammalare, che uccide, che isola. Tutto sembra essere spinto all'estremo, tutto diventa veloce, importante, anche la scrittura incalza e, nonostante Kureishi si perda spesso in lunghe divagazioni e digressioni non sempre funzionali alla trama, si arriva ad una complessa quanto destabilizzante visione di insieme. In questo quadro variegato si incastrano i problemi degli immigrati pakistani a Londra, raccontati attraverso la vicenda di Ajita, le lotte operaie, le contestazioni i diritti calpestati, il potere, il denaro. Con questo libro Kureishi rientra dalla porta principale nel panorama letterario internazionale dopo un periodo creativamente controverso confermando, se ce ne fosse stato bisogno, il talento che da sempre lo accompagna. Unica pecca forse la lunghezza del romanzo, che scoraggia e a tratti annoia.

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