Ho sognato che qualcuno mi amava

Ho sognato che qualcuno mi amava
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“Incastrato in un angolo, dietro al tavolo di una pizzeria, Gabriele non riusciva ad aprire bocca e gli occhi tremavano come fiammelle sul suo viso lucido”. È la prima volta che Gabriele esce con quelle persone, non sa cosa dire, ha la voce bloccata. Sente tante frasi sovrapporsi, sente la pancia flaccida stretta dalla cinta, sente il rancore crescergli dentro. Poi una voce lo coglie impreparato. Lo chiama per nome e Gabriele riconosce Lisa, una vecchia amica d’infanzia. Ecco che il tempo inizia a scorrere veloce e Lisa diventa un pensiero fisso. Finalmente la persona che stava aspettando, quella che lo tirerà fuori dal suo guscio, che lo condurrà per mano nel mondo. Sentirsi per telefono, incontrarsi, cercarla nei pub che lei frequenta, inserirsi nelle sue amicizie. Non è facile. Lisa è bella, ha mille possibilità e Gabriele sembra sempre un ragazzo fuori contesto. Come una sera, in una birreria affollata. Gabriele la trova lì. Vorrebbe prenderla e portarla via, parlare un po’, rimanere solo con lei, ma non ce la fa. Rimane in silenzio. Riesce solo a rubare una frase di Lisa sussurrata ad una amica: “Gabriele mi sta togliendo la vita”…

Un libro sul dolore raccontato attraverso personaggi giovani, ancora nuovi a questo ma violentemente schiaffeggiati dalla vita. Cotrona costruisce un trittico, tre storie diverse ma legate tra di loro, tre modi diversi di reagire alle difficoltà. Cotrona però non si avvale di un fato crudele, di un qualche agente esterno a cui delegare la colpa. Cotrona prende di petto un malessere interiore. La natura. Il corpo di Gabriele, che lo fa sentire sgraziato, che lo avviluppa in se stesso e che lo condiziona in ogni suo rapporto. La malattia di Lisa, impensabile per una ragazza bella e vivace, carnefice involontaria di Gabriele e, grottescamente, vittima a sua volta. La fuga di Roberto innanzi il dolore altrui, tra passato e presente. Un esordio sentito. Costruito su diversi livelli. Probabilmente le sequenze iniziali su Gabriele sono le migliori, le più naturali e descritte con un realismo che non concede troppo alla pura narrazione. Anche l’inserto surreale, blando, completamente mentale, nasce tra le pieghe più macere del disagio che Gabriele vive. Forse solo il personaggio di Roberto risulta il più “costruito”, il meno fluido all’interno del trittico che perde un po’ quella grande verosimiglianza iniziale. Manca ancora, invece, quel linguaggio più elaborato a cui Cotrona si è avvicinato con Malafede e che è esploso in Primo.



 

 
 
 
 

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