Ho sognato di vivere

Ho sognato di vivere

La località di Zima si trova nel bel mezzo della Siberia sudorientale. È la città natale di Evtušenko, illustre poeta. Il fiume Oka, 1500 chilometri, per lo più percorsi nel niente, poderoso affluente del Volga, la costeggia alla stessa stregua di una vera e propria necessità. Nell’ora diversa, quella che sfugge agli orologi, perché il tempo è una convenzione e insieme una percezione, la stazione ferroviaria si staglia immobile. Deserta, vagamente straniante, è un personaggio ma anche uno sfondo, liquido, sia in senso reale che allegorico. Appare come una sorta di altro grado zero dell’esistenza. Un’altra Samarcanda dove tutto è possibile, e rispondere sì o no all’invito della Morte è soltanto un fatto privato. Individuale. Il macchinista del treno sembra provenire dall’aldilà, si può pensare persino che sia Dio. Sotto le mentite spoglie di un macchinista. Non si sa se sia un vecchio o un bambino. Se sia solo. Non sappiamo nulla, e alla fin fine importa poco. Alla stazione di Zima queste sono cose di nessuna importanza. La sola cosa che conta alla stazione di Zima è che Dio c’è, e che sta guidando il treno che conduce a ogni dove. Insomma, a voler essere proprio chiari, uno di quei treni da ultimo viaggio…

Roberto Vecchioni è uno dei più importanti cantautori italiani. È anche un insegnante di lettere, e le due cose vanno di pari passo. Perché c’è sempre nei suoi testi una grande attenzione alla comprensibilità. C’è sempre un messaggio, di fondo, chiaro, semplice, importante. Vuole far pensare, stimolare connessioni e suggestioni. Nella sua poetica un ruolo fondamentale è ricoperto dal tempo, titano che tutto fagocita, estensione e durata per Bergson, tema legato ad altri ricorrenti nelle sue canzoni come il caso, il destino, la morte. Dio, soprattutto: sempre presente e altrettanto inafferrabile. Mario Bonanno, saggista, giornalista, scrittore, conoscitore profondo della canzone d’autore italiana, compone un’opera che è un excursus, una digressione, una biografia ma anche ‒ per non dire soprattutto ‒ una meditazione filosofica sull’elemento a cui tutti noi soggiaciamo e che ci definisce in quanto costretti a vivere proiettati nel futuro conservando la nostalgia di un presente che appena vissuto e già passato e di un ineludibile rimpianto per quello che è stato e non potrà essere più altrimenti.



 

 

 
 
 
 

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