Ho sposato un comunista

Ho sposato un comunista
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Cosa ha distrutto la vita e le carriere dei fratelli Ira e Murray Ringold? Nathan Zuckerman ricostruisce ‒ grazie ai ricordi di Murray, suo professore e faro guida della sua formazione umana, letteraria e in parte anche sportiva ‒ la caduta in disgrazia dei due fratelli, che sono stati cruciali durante gli anni della sua adolescenza. Ira, alias Iron Rinn, splendente cavaliere armato di sani e rigorosi principi socialisti che sfidava i mulini a vento in nome della lotta di classe dai microfoni della radio con il programma Liberi e audaci è un mito che ha folgorato la sua giovinezza e plasmato la sua concezione sociale sin dalla prima sera in cui lo ha incontrato mentre a torso nudo sul porticato di casa, era intento a smontare una zanzariera col fratello Murray, professore di inglese di Nathan. L’incontro di baseball in programma quella sera è stato il pretesto per iniziare una conversazione che idealmente non sembra essersi mai interrotta. Entrare come ospite invitato nelle loro vite significa non solo un’amicizia che durerà tutta la vita, ma anche spiare dall’interno la vita di un personaggio pubblico, sposato con la mitica Eve Frame, bellissima attrice di Hollywood che con la sua delazione lo distruggerà, osservare i palcoscenici su cui i due si esibiscono da una privilegiatissima posizione dietro le quinte, essere invitato ai loro ricevimenti. Nathan è in una fase della sua vita in cui è affascinato dagli eroi positivi, dai combattenti con un ideale, sia esso di libertà che di riscatto sociale, sta leggendo Citizen Thomas Payne di Howard Fast, la caccia alle streghe del Senatore McCarthy che rovinerà la vita dei due fratelli oltre a quelle di migliaia di altri americani non era ancora iniziata, il socialismo faceva ancora accoliti e la morte di Roosevelt aveva aperto le porte a un candidato socialista che infiammava che suscitava malumori e discussioni acrimoniose sia tra i democratici che tra i repubblicani…

Ancora una volta, come già in Pastorale Americana e in seguito ne La macchia umana, Nathan Zuckerman è l’alter ego che l’autore piazza in uno scenario storico ben definito per affidargli, azioni, emozioni, pensieri, che gli appartengono profondamente. In particolare, è centrale qui il rapporto con i mentori e le nemesi. Per Nathan, Murray è non solo mentore, ma anche narratore omerico, colui che vent’anni dopo che si sono persi di vista ricostruisce per lui le gesta epiche di suo fratello Ira, un uomo che a sua volta ha avuto nel sindacalista John O’Day il proprio mentore. Sono molti i critici che hanno usato l’aggettivo “shakespeariana” per definire la narrazione dei tre capolavori che costituiscono la Trilogia americana, ma è in particolare in Ho sposato un comunista che Philip Roth usa massicciamente gli strumenti della tragedia corale; è con molta umiltà che Murray, voce narrante giustappone la propria cacciata dal sistema scolastico dello Stato di New York alla fine di suo fratello, anche se la fine di entrambi è stata probabilmente decretata dalla loro nemesi: il Senatore Grant, membro della CAA ed ex giornalista di cronaca mondana, che non ha altro titolo di merito che la discendenza da Ulysses Grant. Ma più preponderante ancora degli archetipi shakespeariane che pur ci sono tutti: da una moglie stupida e crudele che ricorda sospettamente la ex moglie di Roth, a figlie ingrate,a padri sofferenti fino a uno Zuckerman alquanto amletico, la figura che emerge poderosa e mitologica è quella del Maestro e con essa l’amore, la venerazione quasi che Roth/Zuckerman tributa a coloro che, siano stati insegnati, venditori di aspirapolvere, scaricatori di navi o boxeurs, hanno avuto un ruolo di ispiratori nella vita di altre persone. Riferendosi ad un suo insegnante l’autore ha infatti recentemente dichiarato: “Bob per me è una delle voci persuasive che ancora sento parlare. I suoi discorsi erano permeati del sapore intenso del reale. Come tutti i grandi insegnanti, personificava il dramma della trasformazione attraverso la parola”. Il personaggio di Murray è potente, epico e stoico nella sua sofferenza che sempre passa in secondo piano rispetto ai principi, anche quando questi gli costeranno la spoliazione crudele e sistematica dagli affetti più cari.



 

 

 

 
 
 
 

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