Holidays on ice

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Fine anni ’80. Per convincerli che non c’è niente di meglio per “forgiare il carattere” di un bel lavoretto dopo scuola, il padre di Lisa e David ha tagliato la paghetta ai figli, che si trovano costretti a cercare di guadagnare qualche dollaro. David trova posto come lavapiatti al “Piccadilly”, Lisa al banco pietanze calde del “K&W”. Quest’ultimo è “una specie di circolo per gli anziani del posto”, situato nel primo centro commerciale costruito a Raleigh. Come locale ha i suoi annetti, mentre invece il “Piccadilly” si trova nel nuovissimo Crabtree Valley, ha pareti tappezzate di velluto rosso, una sala da pranzo illuminata con fiaccole finte e un’armatura vera all’ingresso. David tutto sommato si trova bene a fare il lavapiatti: le mani vanno in automatico mentre la mente è libera di divagare e fantasticare. Il ragazzo sogna di diventare autore di uno show televisivo, che giorno dopo giorno pianifica in ogni dettaglio: si intitolerà Socrate & co., protagonisti lui e una scimmia nasica (Socrate), in giro per gli Stai Uniti in cerca di guai settimana dopo settimana. Alla fine di ogni puntata, lui regalerà al pubblico una sorta di morale della favola, una brillante perla filosofica: per ora l’unica che gli è venuta in mente è “Ci sono cose più preziose dell’oro”, ma David è fiducioso di scriverne altre, anche se ormai è quasi Natale, il locale è invaso da orde di clienti famelici e le stoviglie da lavare sono montagne. Il 21 dicembre il ragazzo è a tavola con la famiglia al completo per festeggiare il diciottesimo compleanno della sorella Lisa, quando squilla il telefono. David va a rispondere, è una voce di donna matura, che sembra parlare “con la bocca piena di ghiaia”. Il misterioso personaggio chiede di Lisa, lei ci parla un bel po’, poi torna a tavola tutta agitata e chiede ai genitori di prestarle la station wagon: “Esco con David, torniamo tra un’oretta”. La madre spegne la sigaretta nel piatto e annuisce, il padre dice OK. I due ragazzi escono, ma David non può nemmeno lontanamente immaginare dove sua sorella lo sta portando…

Una diciottenne di buona famiglia frequenta una prostituta alcolizzata in là con gli anni e tutto il suo ambiente di freak borderline; la stroncatura apocalittica di una recita natalizia degli alunni della scuola elementare del Sacro Cuore allo Scottsfield Dinner Theater nel 1994 diventa un’amara e caustica riflessione su tutte le recite scolastiche e i loro assurdi rituali; un produttore esecutivo che miete successi in televisione ruba il microfono al parroco durante una messa in una remota periferia e pronuncia una sgangherata e autocelebrativa omelia il cui scopo è rintracciare una donna del luogo che – a quanto si dice – ha effettuato un trapianto del rene sul figlio in casa con l’aiuto soltanto di un coltellino e di una Bibbia; due famiglie altoborghesi, viziate e ricche, si mettono a competere tra loro in tema di beneficenza e generosità natalizia, innestando una gara surreale all’ultimo dono che porta a conseguenze devastanti. Sono le trame di questi racconti di David Sedaris – solo quattro, due in meno rispetto all’edizione originale (i rimanenti erano già stati inclusi nell’antologia Ciclopi) –, tutti di ambientazione più o meno natalizia. Situazioni paradossali e rigorosamente politically uncorrect (per fare un esempio, una delle due famiglie di Natale significa dare, in gara con l’altra nell’aiutare un barbone che staziona nel quartiere, gli offre i suoi bambini di dieci anni da violentare) feroce satira sociale, battute ciniche a raffica. Lo stile di David Sedaris si inserisce nel filone dell’umorismo statunitense che da Woody Allen porta a Louis C.K. passando per infinite serie tv e tanti protagonisti della stand-up comedy, una tradizione nella quale l’autore di Johnson City ha un ruolo da assoluto protagonista da almeno vent’anni.



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