Homo stupidus stupidus

Homo stupidus stupidus

Tutti coloro che esercitano il potere mostrano tratti del carattere tipicamente narcisistici, se non addirittura paranoici. Mussolini aveva un fotografo personale ed esclusivo che lo riprendeva sempre dal lato destro, per evitare di includere nelle immagini un neo evidente sulla parte sinistra del viso. I discorsi del duce, tutti di poche parole, con lunghe pause, erano formulati e ritmati in modo da sorprendere. Anche lo stile dei Papi e dei grandi monarchi, che esigono un certo tipo di rispetto da parte dei fedeli e dei sudditi, è improntato all’esaltazione del sé. I grandi dittatori contemporanei organizzano lo spettacolo servendosi di strumenti digitali, prediligono Twitter ma usano anche altri spazi capaci di ramificare il consenso e rendere accessibile il mondo intero. Il paranoico cura in maniera attenta la propria immagine, ed essendo vittima del delirio di onnipotenza cerca costantemente un palcoscenico su cui mostrarsi. Nessun uomo di potere è un solitario perché ha bisogno di seguaci, di spettatori che applaudono i suoi continui prodigi. È un grande attore che cerca costantemente un pubblico obbediente. Un dio solipsista – afferma lo psichiatra Vittorino Andreoli – non è mai esistito. La cura dell’immagine, quando si manifesta in maniera estrema, equivale ad imbellettare la paranoia e rappresenta un autentico disturbo della mente che coinvolge il naturale desiderio di avvenenza. Il paranoico è sostenuto da un intero popolo. Il nazismo ha affascinato quello tedesco, il fascismo quello italiano e il comunismo sovietico ha trovato il sostegno di gran parte dell’Europa. Palmiro Togliatti ha difeso nel 1956 l’invasione dell’Ungheria voluta da Stalin. Un’esecuzione compiuta in un luogo indistinto della Siria è vista in tutto il mondo e, se si cura la tecnica di ripresa, si mettono in maggiore evidenza la brutalità, la barbarie, il disprezzo. È possibile trasformare un video in gesto, caricandolo di un significato straordinario sul piano della comunicazione, utilizzando tutti i canali disponibili su internet, che i grandi paranoici trasformano in occasioni di propaganda, in luoghi di prodigio. Il terrorismo, senza internet e senza i canali televisivi, si ridurrebbe a un piccolo evento malvagio conosciuto da pochi, mentre oggi il messaggio sotteso ai video violenti, raggiunge tutti determinando non solo emozioni ma anche applausi…

Secondo l’illustre studioso Vittorino Andreoli, la tecnologia digitale è al servizio del male perché amplifica i messaggi dei soggetti paranoici che si identificano in gran misura con gli uomini di potere. Il tema è affascinante e di estrema attualità, e aggiunge un tassello di riflessione all’ampio dibattito che si snoda attorno all’uso dei social e alla morale della società contemporanea. Il punto di vista è naturalmente quello dello psichiatra che osserva le conseguenze patologiche determinate dai messaggi provenienti dalla rete sui comportamenti di coloro che non posseggono, per ragioni culturali o economiche, capacità critiche. E dunque, in ragione del particolare punto di vista dell’autore del saggio, l’analisi seppur approfondita appare del tutto unilaterale, e gli aspetti positivi delle tecnologie digitali in termini di diffusione delle conoscenze e soprattutto di immediatezza delle comunicazioni vengono del tutto ignorati. È chiaro che la presa di posizione dello psichiatra è estremizzata al fine di lanciare un grido di allarme verso l’uso corretto del web, tuttavia questa meritoria finalità dell’opera è perseguita attraverso una visione pessimistica della società attuale e dell’intero universo digitale senza che al lettore venga fornita la possibilità di operare un bilanciamento tra i pro e i contro di social, tastiere, video ed altri strumenti di comunicazione e di formulare giudizi meno categorici. Ciò, ad avviso di chi scrive, costituisce anche il limite dell’opera che si presenta come un’apologia della disconnessione, un incitamento a spegnere repentinamente i cellulari senza considerare che, in certuni casi, da un tasto pigiato in maniera intelligente deriva l’apertura di una pagina di estremo interesse o la soluzione ad un problema complesso o la possibilità di riallacciare un rapporto umano smarrito nel tempo e nello spazio.



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