Hotel delle Muse

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Maeve, la “donna che sussurra agli squali”, così come la chiamano, ha nei confronti di questi enormi animali marini un vero e proprio amore smisurato. E pensare che proprio uno squalo orlato, da ragazzina, appena dodicenne, l’ha aggredita, lasciandole come “ricordo” di quel morso una ferita (poi cicatrice) di 33 centimetri per 33 punti di sutura e un dente di due centimetri e mezzo conficcato nella carne e ritrovato dai medici, che ora è il suo portafortuna e che porta al collo con un cordino. A salvarla e riportarla a riva, il grande amore della sua vita, Daniel, che ora è lo chef dell’Hotel delle Muse, albergo “letterario” a Palermo, in Florida, dove ogni stanza è dedicata a uno scrittore famoso. L’hotel è di proprietà di sua nonna Perri, che ha cresciuto Maeve e il suo gemello Robin dopo l’incidente aereo in cui hanno perso la vita i loro genitori. Quello con Daniel è un amore totale, fatto di adolescenza, timori, timidezza, condivisione, ma finalmente sbocciato palesemente a 21 anni, con tanto di fidanzamento ufficiale. Maeve è diventata una biologa marina specializzata negli squali, Daniel uno chef. I problemi sorgono a un passo dal matrimonio. Daniel rinuncia a un corso di specializzazione in Italia, pur se sollecitato ad andare dalla sua fidanzata che lo invita a non perdere un’occasione così importante ed è disposta anche a rinviare il matrimonio di qualche settimana. Maeve, invece, non rinuncia a un viaggio studio alle Fiji e la reazione sconsiderata di Daniel fa sì che l'avventura di una notte condizioni il loro futuro: sta per diventare padre...

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, non solo per l’incalzare degli eventi e per le storie dei personaggi spesso intrecciate con quelle degli squali, non solo perché non risparmia il rosa del romanzo d’amore, il giallo di un crimine, il nero di dubbi e pensieri che condizionano la vita, ma perché è come restare immersi per tutto il tempo in un’atmosfera calda e luminosa come il sole della Florida che sembra di sentire sulla pelle. Si rimane spettatori di vicende che sfilano una dopo l’altra nella mente, mentre procedono le pagine, ed è proprio come se su quelle spiagge della Florida ci fosse una sedia a sdraio anche per il lettore, magari sotto l’ombrellone con il libro, come tanti dei turisti che affollano questo albergo così particolare perché legato alla letteratura, agli scrittori e alle loro opere. È una modalità di scrivere, quella di Ann Kidd Taylor, decisamente coinvolgente, che permette di sentirsi parte in causa, almeno nell’assistere agli eventi. Un romanzo che mette in evidenza la capacità di perdonare che aleggia sulla storia come sentimento anche più forte dell’amore e declinato in vari modi. La difficoltà di passare sopra a eventi così determinanti nella vita ci porta a domandarci di continuo: “Come sarebbe stato se...?”. Supposizioni e domande che non mancano a Maeve, la protagonista, incapace di passare sopra a un tradimento da parte dell’uomo che ha amato per tutta la vita. D’altronde è un comportamento reattivo piuttosto banale, quello del suo quasi marito, soltanto per un tentativo stupido di farle un dispetto, dal momento che lei il suo viaggio-studio l’aveva colto al volo.



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