I bambini avranno sempre paura del buio

bambini avranno sempre paura del buio

“Scrivo racconti per prendermi la soddisfazione di visualizzare in modo più chiaro, dettagliato e stabile le vaghe, elusive, frammentarie impressioni di meraviglia, bellezza e avventurosa attesa suggeritemi da certe vedute (paesaggiste, architettoniche, d’atmosfera): idee, accadimenti e immagini in cui m’imbatto in arte e in letteratura”. Firmato, Howard P. Lovecraft. Se il perché è chiaro, il come è ancora più interessante. Ci sono una serie di regole e criteri che lo scrittore di Providence ha seguito, anche se ai suoi tempi non esistevano scuole di scrittura: “Prepara una sinossi o un canovaccio degli eventi nell’ordine del loro effettivo verificarsi, non nell’ordine della narrazione”, “prepara una sinossi o un canovaccio degli eventi nell’ordine della narrazione, con precisione e cura del dettaglio”, “scrivi la storia rapidamente, senza esitazione e senza essere troppo autocritico”, “revisiona l’intero testo, prestando attenzione: al vocabolario, alla sintassi, al ritmo della prosa, all’armonia tra le parti”. Ci sono poi cinque elementi specifici che ogni storia fantastica – e più in particolare ogni storia dell’orrore – sembra includere… Se invece volete addentrarvi nella storia del genere, sappiate che già Petronio e Plinio il giovane avevano un certo gusto per il macabro, tradizione che è continuata per tutto il Medioevo, fino al dramma elisabettiano e alla consacrazione nel XVIII del racconto gotico in senso moderno: è il 1764 quando Walpole pubblica Il castello di Otranto

Questo breve libretto (nella curata edizione della Nuova Editrice Berti) include tre saggi: Note su come scrivere racconti fantastici, Note sulla letteratura del soprannaturale e alcuni estratti dal più ampio L’orrore soprannaturale in letteratura (quest’ultimo pubblicato interamente negli anni ’90 da Theoria e più recentemente da Bietti). L’orrore soprannaturale in letteratura è una storia, molto appassionata, del genere fantastico dall’antichità ai contemporanei di Lovecraft (“L’emozione più antica e forte nell’uomo è la paura, e il tipo di paura più antico e forte è la paura dell’ignoto”). Ma ancora più interessanti sono i due saggi iniziali: una vera finestra nell’officina letteraria dello scrittore. Questo libretto farebbe infatti la gioia di un altro scrittore dell’orrore e del fantastico, Stephen King, che in tutti i modi ha provato a spiegarci che no, proprio non si scrive ispirati da una misteriosa musa dell’arte, ma che ci vogliono anni e anni di duro lavoro, che vi dovete mettere alla scrivania e provare e riprovare (a questo proposito leggete anche On Writing). Come si arriva al risultato finale è, infatti, spesso un mistero per il lettore, anche per quello più affezionato. Qui si possono trovare, per esempio, oltre alle regole di massima che seguiva Lovecraft anche una “lista di orrori di base efficacemente utilizzati in letteratura”, e sono ben 56, quindi dateci dentro a scrivere il vostro racconto. Lovecraft, per intenderci, era uno che prendeva molto sul serio il proprio lavoro e che non si considerava affatto inferiore rispetto ad altri scrittori più “letterari” (come ci ricorda, lo stesso Dickens scriveva letteratura dell’orrore). Qui c’è in parte la rivendicazione di status “letterario” per la letteratura del fantastico e in parte uno svelamento dei complicati meccanismi che ci sono dietro l’ideazione e la composizione di una buona storia. Assolutamente da non perdere.



 

 

 

 
 
 
 

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