I bambini delle Case Lunghe

I bambini delle Case Lunghe

1985. Carlo abita a Case Lunghe, una frazione di San Felice, una sorta di terra di mezzo tra Bologna e Ferrara. Eleonora, Laura, Davide e Nunzio, i suoi amici, sono la sua unica certezza. Loro e le loro biciclette per fuggire via dal mondo adulto il più velocemente possibile, trovano pace solo in una fracassata Fiat 131 abbandonata, eletta base segreta. Casa di Carlo è un inferno: Giovanni, suo padre, sfoga le sue frustrazioni nell’alcol e sui corpi ormai rassegnati di sua moglie Rosa e di suo figlio. I lividi non passano inosservati, eppure nessuno più pare farci caso. Nessuno tranne i suoi amici. Eleonora, in particolare, non si arrende alle risposte vaghe e smozzicate di Carlo. E poi c’è don Gaetano, il parroco, l’unico adulto che si interessa davvero a loro. L’unico disposto a proteggere la loro innocenza. E finanche la loro vita. Don Gaetano è il collante del gruppo di ragazzini, colpevoli di aver trovato il loro modo per ribellarsi a quegli adulti incapaci di prendersi cura della loro felicità. A lui Carlo, Eleonora, Laura, Davide e Nunzio devono la loro sopravvivenza. È il perno attorno al quale ruota l’intera comunità e la sua morte provoca un inaspettato quanto terribile scossone. Dopo trentun anni, i cinque amici sono ancora a San Felice, immutato il paese ma cambiati loro. Profondamente. Eppure il passato, dentro ciascuno, ha lasciato un segno. E quello che sarebbe dovuto restare un segreto torna prepotentemente a rivivere e a non lasciare in pace le loro coscienze…

Il passato che torna sembra travolgere tutto e tutti ma in realtà ciò che impedisce ai protagonisti di evolvere è il peso della terra, delle radici, la morsa dell’appartenenza a quei luoghi così impregnati di nebbia da celare perfino i sentimenti più profondi. Luoghi che Corrado Peli, scrittore e giornalista emiliano noto anche con lo pseudonimo di Corrado Spelli, conosce intimamente e che riesce magistralmente (e con grande partecipazione emotiva) a descrivere. Rivelando il vero protagonista di un romanzo corale davvero ben scritto: il paese, con il suo nebbioso isolamento che condiziona fortemente le storie e le relazioni tra i suoi abitanti. Il passato, la terra d’origine e la nebbia si amalgamano con equilibrio al racconto dell’amicizia e della violenza domestica che mai appesantiscono la lettura e che mai risultano banali o retoriche. L’ambientazione, fatta di estrema cura dei dettagli, con le sue atmosfere dense di mistero tutte da gustare, lo stile asciutto, essenziale e senza infiorettature, un intreccio equilibrato e ben strutturato fanno de I bambini delle Case Lunghe, esordio nella collana Nero Italiano di TimeCrime, marchio Fanucci, un romanzo assai godibile ed appassionante.



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