I bambini e la filosofia

I bambini e la filosofia

Matthew Lipman, professore di Logica alla Columbia University di New York ed al Montclair State College, in New Jersey, deluso di fronte ai risultati poco entusiasmanti dei propri studenti, ipotizzò che la causa fosse nel ritardo con cui avevano iniziato lo studio del ragionamento logico, essendosi potuti avvicinare alla filosofia solamente da adulti. Nacque così, tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, la Philosophy for Children (P4C), che, dagli Stati Uniti, si è diffusa dapprima nei paesi anglosassoni, quindi, con l’aprirsi del nuovo secolo, in varie aree d’Europa. Tra queste (anche se faticosamente), in Italia, dove Nicola Zippel, professore di Filosofia e Storia nei licei, ne è uno dei sostenitori, pur discostandosi, sotto alcuni aspetti, dalle tesi del fondatore. Lipman, scomparso nel 2010, propugnava che l’insegnamento della Filosofia ai bambini ed ai ragazzi dovesse vertere unicamente sulla messa in pratica dei principi filosofici, soprattutto attraverso lo strumento filosofico per eccellenza, ossia il dialogo, avviato e continuamente stimolato dall’insegnante/facilitatore, senza mai affrontare la storia della Filosofia, ritenuta inutile ai fini dell’incremento della capacità di pensare. Pur partendo dalle stesse premesse, Zippel rivendica, invece, l’importanza della prospettiva storica, la cui conoscenza, anche se poco approfondita, è da ritenersi imprescindibile, poiché rende i ragazzi consapevoli di appartenere ad un’impresa umana storicamente e geograficamente determinata…

L’insegnamento della Filosofia ai bambini, per quanto oggi diffusa ed apprezzata in molte zone del mondo, non è finora rientrata nell’ambito delle materie curriculari degli studenti delle classi elementari e delle medie inferiori, ma continua ad essere praticata a latere della normale programmazione scolastica. Come fa Nicola Zippel, attraverso “L’alba della meraviglia”, il laboratorio che, da più di dieci anni, svolge in varie scuole della Capitale, proponendo un insegnamento parzialmente diverso da quello di Lipman e dei suoi seguaci. Oltre che per l’introduzione di nozioni storico-geografiche durante le lezioni/dialoghi, l’autore si allontana dai principi teorici del fondatore della P4C anche per un altro elemento determinante: l’inclusione, nell’insegnamento, della filosofia cinese, in modo da poter accrescere, nei ragazzi, le possibilità di confronto, di comparazione e, quindi, di ragionamento. Al come si svolgono, nella pratica, le lezioni di Filosofia con i bambini è dedicata l’ultima parte del volume, che si conclude con i giochi filosofici, proposti alla fine del percorso didattico. Pensato, come dichiarato dall’autore nelle pagine iniziali, per coloro che lavorano nel campo dell’istruzione (in particolare per gli studiosi ed i docenti di Filosofia), il libro offre più di un’occasione per pensare a questioni su cui spesso non ci si sofferma o che sfuggono alla conoscenza comune. Esempio: a differenza dell’Italia, nei paesi occidentali la Filosofia è materia di studio prevalentemente accademico o, al massimo, viene introdotta all’ultimo anno di liceo.



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