I Beati Paoli

Gennaio 1698, Palermo, capitale del viceregno spagnolo di Sicilia. Durante i festeggiamenti per la firma della pace di Ryswick con la Francia, il giovane nobile don Raimondo Albamonte – di aspetto delicato e quasi femmineo ma dalla volontà di ferro e dall’anima nera – si avvicina al duca di Veraguas, viceré di Palermo, per chiedergli un consiglio. Quella mattina stessa un conoscente appena arrivato da Napoli, Marcello de Oxorio, gli ha portato una pessima notizia: negli ambienti dell’ambasciata di Sua Maestà Carlo II gira voce che il fratello di don Raimondo, Emanuele, duca della Motta, sia morto in battaglia. Il viceré rassicura il nobile, almeno in parte: a lui non sono arrivate comunicazioni in tal senso, e siccome la prassi vuole che arrivino prima di tutti a lui, vuol dire che forse la notizia è infondata. Meglio dunque non turbare la giovane moglie del valoroso duca, donna Aloisia, che proprio in quelle ore sta partorendo. Raimondo torna al suo palazzo con la testa in subbuglio: in realtà lui non si straccerebbe affatto le vesti se il fratello fosse morto, perché erediterebbe una discreta fortuna e un magnifico palazzo al “Capo”, accanto alla chiesa della Madonna della Mercé. Ma se Aloisia darà alla luce un maschio, ad ereditare sarà quel rugoso neonato e non lui! L’idea che invece nasca una femmina lo fa fremere di gioia e impazienza. Giunto a palazzo, don Raimondo si trova in mezzo a “quella specie di disordine frettoloso che la nascita di una nuova creatura getta nell’animo di tutti”: l’andare e venire in silenzio dei servi, le camere in penombra. Sente gemere di dolore la partoriente, sente pregare la levatrice. Una cameriera viene spedita in chiesa per far suonare “l’Ave Maria di grazia”, come si fa sempre durante i parti difficili. I rintocchi della campana presto rimbombano nel silenzio grave. Donna Aloisia urla, don Raimondo freme: d’un tratto ecco la levatrice con un fagottino in braccio. “Un maschio eccellenza, bello come il sole!”. Al nobile cadono le braccia. Se suo fratello è vivo, Raimondo resta quello che è: un cadetto senza fortuna. Se anche è morto, il suo destino non cambia perché ora c’è un primogenito maschio del duca. A meno che il suo destino Raimondo non decida di cambiarselo da solo, con le sue mani…

Luigi Natoli – prolifico autore vissuto a cavallo tra 800 e 900 (scrisse una trentina di romanzi e innumerevoli racconti, spesso con lo pseudonimo di William Galt come in questo caso o di Maurus) – fu una figura di spicco della cultura progressista palermitana. Ma sarebbe stato pressoché sconosciuto ai più oggi se non fosse per questo dinamitardo feuilleton, apparso originariamente sul “Giornale di Sicilia” in ben 239 puntate dal 6 maggio 1909 al 2 gennaio 1910 e solo nel 1921 raccolto in un unico volume. È del 1949 un’altra edizione a dispense (per i tipi de La Madonnina di Milano) che è quella seguita da Dario Flaccovio in questa bella iniziativa editoriale di riscoperta di un libro che ha un ruolo essenziale nell’immaginario collettivo siciliano e italiano. Come scrive Adriana Chirco nel suo essay introduttivo che guida con entusiasmo e competenza il lettore alla riscoperta dei luoghi descritti nel romanzo nella Palermo di oggi, “Il successo del romanzo fu tale che, nei primi decenni del XX secolo, i toponimi di alcune strade dei quartieri popolari furono cambiati con nomi relativi a personaggi o episodi della storia narrata dal Natoli”. Non sono (solo) le intricate storie di amore e vendetta raccontate in questo volume di 700 pagine ad averne decretato la fortuna: la nera leggenda della setta dei Beati Paoli (che secondo il medico e antropologo Giuseppe Pitrè, coevo del Natoli, è semplicemente una versione romantica della nascita della mafia) ha affascinato generazioni di studiosi e gente comune. Secondo le ultime tendenze storiografiche sarebbe realmente esistita con questo nome e/o quello di Vindicosi una congrega di sicari incappucciati di nero che durante riunioni segrete nelle cripte sotterranee del quartiere palermitano del Capo pianificavano uccisioni dettate da interessi di vario genere e – e qui sarebbe la peculiarità – dalla voglia di “fare giustizia” come una sorta di tribunale del popolo. Verità storica a parte, I Beati Paoli di Luigi Natoli è ancora oggi un romanzo godibilissimo: avventuroso, sensuale, melodrammatico, pura narrativa popolare al 100%, esaltata qui dal grande formato e dalla grafica a metà tra infografica web e pulp da edicola. L’attualità dell’opera è confermata anche dalla notizia che la casa di produzione Leone Film Group ha firmato un accordo con il premio Oscar Giuseppe Tornatore per la realizzazione, prevista nel 2017, di una serie televisiva in 12 episodi tratta dal romanzo.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER