I calabroni

I calabroni

Ivan Puntatore, detto il Punta, o anche “il cinghiale”, sta proiettando diapositive sulla parete di fronte alla scrivania e nel frattempo parla in vivavoce al telefono con la S&S, una delle più importanti filature comasche, azienda grande consumatrice di prodotti chimici di base nonché appartenente alla clientela del Puntagroup. Puntatore sta discutendo il rinnovo del contratto per la fornitura di soda e clorito, ma incontra un’inaspettata resistenza nel nuovo direttore acquisti, il signor Romanutti, che non vuole per nessuna ragione al mondo sentir parlare di aumenti di prezzo. Puntatore è molto irritato, ma nel contempo assorto a fissare una diapositiva che ritrae un anonimo pescatore in tuta mimetica con un enorme esemplare di trota marmorata fra le braccia: “Sembra un bambino”, pensa, e pregusta già la fine della settimana successiva, quando potrà dedicarsi in santa pace in Slovenia al suo hobby prediletto. “Senta, facciamo così”, propone al Romanutti, vediamoci domani a colazione, se viene lei da me mi fa un piacerone, ci troviamo al Mareinbrianza, sa dov’è? Bene, vedrà che ci mettiamo d’accordo”. Al Mareinbrianza Puntatore si mette d’accordo, si mette sempre d’accordo. E non paga mai il conto. Perché è suo…

Ha ancora senso parlare di capitalismo in un momento storico nel quale, com’è evidente, da tempo ogni ideologia è crollata? Del resto però la nostra società è basata sul capitale e sul profitto. Anzi, i danni che il liberismo selvaggio ha prodotto sono evidenti: su tutti la reificazione di ogni cosa e la sempre maggiore sperequazione sociale, all’interno di una realtà globale in continuo mutamento, dove girano cifre sempre maggiori di soldi sempre meno reali. I calabroni del titolo sono i signori e padroni dell’economia tedesca e dunque continentale, freneticamente devoti al dio denaro e gattopardescamente attaccati alla poltrona, le cui decisioni somigliano ai pollici versi degli imperatori romani, ricadono a pioggia su tutti, anche in Lombardia, che comunque dal Reno dista un po’: e Weiss, che conosce il mondo dell’imprenditoria e dell’edonismo reaganiano all’acqua di rose che è arrivato in Italia, ambienta con grande intelligenza la sua vicenda, il ritratto violento ed efficace di un’epoca che non ha voluto vedere il declino che le marciva dall’interno, e che quindi parla del nostro mondo globalizzato e alla deriva – e anche del nostro futuro – in maniera brillante, chirurgica, potente, ironica, credibile, amara come il fiele e più che ben caratterizzata, soprattutto per quanto riguarda i personaggi, squallidi e umanissimi, in continua lotta fra loro, proprio tra il 1989 e l’inizio del berlusconismo inteso come fenomeno politico. Quando tutto è cominciato, o meglio ha cominciato a implodere.



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