I cani e i lupi

I cani e i lupi
"Agli occhi degli ebrei che vi abitavano, la città ucraina, culla della famiglia Sinner, era divisa in tre aree distinte, come certi quadri antichi: in basso, i dannati, fra le tenebre e le fiamme dell'inferno; al centro della tela i comuni mortali, rischiarati da una luce pallida e quieta; in alto il regno degli eletti". Kiev, negli anni in cui lo zar Nicola II venne incoronato. Ada Sinner è ebrea, ha cinque anni e la sua famiglia vive nella zona bassa, lontana dallo sfarzo e dagli agi che avvolgono gli eletti. Tutto quello che accade ruota intorno all’amore inestinguibile che Ada nutre nei confronti di Henry, bambino introverso e dall’aria malaticcia, ricchissimo, che incontra quando la città viene squassata dai pogrom. Lei avvolta in un cappotto logoro ed in fuga dai nazisti, tormentata dall’incertezza della sua condizione, lui silenzioso e sbalordito dall’incarnazione della povertà che Ada rappresenta, circondato dallo sfarzo, tessuti pregiati e preziose argenterie. Da quel momento in poi niente le impedirà di vivere nel ricordo di quell’istante, l’istante che segna il corso della sua esistenza e del suo cuore. Le vicende si snodano tra la Russia e Parigi, luogo in cui Ada si trasferisce insieme a Ben, cugino con cui ha condiviso l’infanzia e che sposerà pur non essendone innamorata, e che la vede crescere come pittrice di raffinato talento. Tutta la vita di Ada ruota intorno al pensiero per Henry, inizialmente irraggiungibile, ed in un secondo momento realizzabile nonostante la triste angoscia che aleggia sopra il loro amore e che annuncia un epilogo che, di felice, ha davvero poco...
Irène Némirovsky, morta a 39 anni e perseguitata dai nazisti, a Parigi ha davvero vissuto parte della sua vita ed ha sempre amato profondamente la letteratura in generale, in particolare quella francese, inseguendo costantemente il sogno di raccontare le emozioni dell’anima e della sua condizione di artista ebrea, quindi non libera. Una scrittura delicata, introspettiva, asciutta ed essenziale, fortemente malinconica, segnata probabilmente da un rapporto contrastante con una madre che non ha mai saputo darle affetto, neanche nei momenti più difficili. Riportata all’attenzione della critica e dei lettori, la Némirovsky ha un mondo interiore da scoprire. Come le mosche d’autunno, Jazabel e La suite francese sono romanzi che, con naturalezza, si sente di volere e dover leggere, dopo essersi lasciati affascinare da una storia d’amore che ha tutti i crismi per essere definita tale. Perfetta la traduzione di Marina De Leo.

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