I canti dell'innocenza

I canti dell'innocenza
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John Blake non fa più il detective privato da quasi tre anni, ormai. Troppi ricordi dolorosi, troppi rimpianti, troppi sensi di colpa. Si è trovato un posto tranquillo come responsabile amministrativo dei corsi di Scrittura della Columbia University di New York, che lui stesso frequenta gratuitamente assieme a un tranquillo gruppo di persone sulla quarantina - con qualche eccezione, tipo l'ex galeotto tutto tatuato Kurland Wessels e la bellissima aspirante modella Dorrie Burke, aspirante perché al massimo ha impersonato una principessa nelle vetrine di un negozio di giocattoli di lusso. Complice un compito da svolgere a coppie, tra John e Dorrie sboccia un'amicizia che ben presto si trasforma in amore, nonostante la ragazza si guadagni da vivere facendo la massaggiatrice 'particolare' a una clientela di sbandati prevalentemente di mezza età, troppo timidi o problematici per cercare rapporti completi da vere e proprie prostitute e capaci di sborsare anche 100 dollari per farsi masturbare o per una fugace fellatio. Per motivi diversi, John e Dorrie sono profondamente infelici, e spesso pensano a farla finita, ma si sono giurati solennemente che prima di compiere un atto del genere si avviseranno l'un l'altra e si lasceranno a vicenda le proprie ultime volontà: per questo quando Dorrie viene trovata nella vasca da bagno di casa sua imbottita di barbiturici e con una busta di plastica in testa, John si convince che la ragazza è stata in realtà uccisa e non si è suicidata come sembra, malgrado il libro sull'eutanasia trovato accanto al corpo (libro peraltro comprato dall'ex detective). Nonostante il rifiuto dell'incarico ufficiale di indagare sulla morte della figlia propostogli da Eva Burke - la battagliera madre di Dorrie - Blake decide di scoprire chi ha ucciso la sua ragazza, e inizia a scavare nella melma dell'ambiente della prostituzione newyorchese, imbattendosi subito in una inquietante figura, uno spietato boss di origine ungherese chiamato Arno il Nero davanti al quale sembra tremare tutta la città...

In questo romanzo - che ha vinto lo Shamus Award 2008 come "Detective story dell'anno" - Richard Aleas, al secolo Charles Ardai, sa rileggere con talento i cliché dell'hard-boiled, ma li ripropone quasi tutti, tanto che solo quando il protagonista accende un pc portatile o risponde al cellulare ci si rende davvero conto che si tratta di un romanzo ambientato ai giorni nostri e non nella New York degli anni '50. Il secondo noir firmato da Aleas/Ardai più che il capitolo numero 2 di una saga dedicata a un detective privato tra le tante che affollano gli scaffali delle librerie o il sequel vero e proprio di Little girl lost sembra essere la seconda metà di un unico romanzo (anche - a onor del vero - per la ripetitività di certe situazioni e certi spunti), che segue il dolente percorso di vita di John Burke, investigatore molto sui generis. Occhialini, faccia da bravo ragazzo, fisico minuto, scarsissima propensione allo scontro fisico, una disarmante estraneità ai bassifondi nei quali si trova suo malgrado a lavorare (ma dai quali un po' contradditoriamente ama pescare quando si parla di donne), Burke è anche perseguitato da una cupa aura di morte che francamente dovrebbe indurre le donne a starne alla larga: la sua ex di tanti anni fa è stata assassinata, la sua ragazza-stripper quasi (come si è visto nel primo romanzo), la sua ragazza attuale è vittima di un suicidio dai risvolti poco chiari. E in questo I canti dell'innocenza il detective privato è invischiato in una torbida spirale di violenza familiare, degrado, promiscuità, vendetta e morte che lo segnerà indelebilmente nel profondo dell'anima. Fino al drammatico finale senza ritorno.

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