I carnet del viaggio in Cina

I carnet del viaggio in Cina
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Tra l'11 aprile e il 4 maggio del 1974, Roland Barthes si reca in Cina con il filosofo Francois Wahl e altri tre intellettuali del giro di "Tel Quel", rivista francese vicina alle posizioni maoiste: Philippe Sollers, Julia Kristeva e Marcelin Pleynet. Su invito dell'ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, il gruppo intraprende un viaggio con un itinerario prestabilito, fatto di visite ufficiali a fabbriche e cantieri, scuole e istituti, musei e siti archeologici. Anche le serate non sfuggono al programma definito, tra balletti e spettacoli organizzati: niente viene lasciato al caso o alla volontà degli ospiti.  Li aspetta una Cina in piena campagna “Pilin Pikong”, quella contro il pensiero di Confucio e Lin Biao, piena di cliché, discorsi militanti e frasi rituali. Che vengono annotate da Barthes sul suo taccuino insieme ai dettagli degli incontri, dei paesaggi, del cibo. Insieme alle sue osservazioni, che ben presto iniziano a tradire stanchezza e noia, fino a quando l'eccessiva formalità e l'ideologia arriva a diventare insopportabile, a causare senso d'oppressione...
Roland Barthes, semiologo, è un illustre esponente dello strutturalismo, e questo suo approccio è evidente: pone estrema attenzione nell'osservazione dei dettagli, come elementi di un insieme organico da comprendere attraverso le sue unità.  Dopo più di trent'anni, l'editore francese Christian Bourgois pubblica i suoi tre taccuini del viaggio in Cina e ObarraO li traduce per l'Italia, fedele alle sue intenzioni di “muoversi tra due poli opposti e complementari”, quelle due O separate da una barra. Gli appunti di Roland Barthes testimoniano un progressivo disincanto, il distacco dell'autore dai discorsi retorici, dai contatti formali, dagli approcci ideologici e la sua ricerca continua di sguardi e persone reali, di avvenimenti imprevisti, non artificiali, di emozioni autentiche. La “scipitezza ripetuta dei discorsi” e la noia trovano tregua solo nei rari momenti vivaci, come quelli dello shopping ai magazzini popolari. Lo spazio della scoperta viene volontariamente precluso alla delegazione francese dalla Luxingshe, l'agenzia statale che organizza il viaggio, che cerca di evitare loro qualsiasi contatto occasionale o imprevisto. Tanto che l'autore si trova ad annotare: “problema (politico), completa opacità – e lo si poteva probabilmente trattare sui documenti, senza venire qui”. Invece l'utilità della testimonianza di Barthes sta proprio nel suo fotografare l'impenetrabilità di quanto avveniva in Cina in quegli anni.

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