I cento sensi segreti

I cento sensi segreti
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Olivia è una bimba che vive serena insieme alla madre americana, al padre di origini cinesi e ai fratelli Kevin e Tommy. Quando il padre si ammala gravemente confessa alla famiglia di avere abbandonato in Cina la figlia avuta dalla precedente compagna, morta anni prima. La ragazza ora ha diciotto anni e dato che lui non potrà prendersene cura chiede alla moglie di portarla a San Francisco. La donna, volitiva e anticonformista, accetta e dopo vari ostacoli burocratici Kwan sbarca in America: “Quella creatura sembrava una strana vecchia signora, bassa e paffuta. Indossava un pigiama grigio di stoffa grezza e la sua faccia larga era incorniciata da due grosse trecce”. La convivenza non è facile, la madre di Olivia si risposa e nemmeno il nuovo marito è contento della presenza di quella stramba ragazza. Kwan è goffa, ignorante, una sempliciotta che fa sentire la sorella – chiamata da lei affettuosamente Libby-ah – in imbarazzo. A scuola i compagni la picchiano e la insultano deridendola per colpa della sorella “ritardata”, la quale una sera le confessa di avere occhi-yin, occhi capaci di vedere i morti. Terrorizzata Olivia ne parla con i genitori che decidono di ricoverare la giovane in un ospedale psichiatrico. In seguito alle sedute di elettroshock a cui viene sottoposta la situazione peggiora, non si tratta più solo di spiriti: Kwan rivela di avere ricordi di una vita precedente, ricordi che si faranno più nitidi col passare degli anni…

Ancora una volta Amy Tan si sofferma sul confronto culturale tra America e Cina. All’interno di una famiglia mista perfettamente aderente allo stile di vita occidentale, ecco che viene a inserirsi un elemento estraneo, legato a una spiritualità e a una visione del mondo così onirica da mettere in difficoltà chi ha intorno. Olivia deve insegnare a Kwan l’inglese e le abitudini del suo mondo, invece è la sorella cinese a imporsi in modo inconsapevole ma tempestoso trasmettendole la propria lingua e una serie di suggestioni che non potrà più levarsi dalla mente: “Per parlare non usi solo lingua, labbra, denti. Usi cento sensi segreti”. Un racconto di amore e repulsione, di fantasmi e presenze ingombranti che condizioneranno le due sorelle per tutta la vita. Immancabile il viaggio in Cina necessario a mettere ordine nelle loro esistenze, presenti e passate. La narrazione su due diversi piani temporali è affascinante ma gestita in modo confuso, i passaggi in cui Kwan narra la sua vita precedente sono inseriti all’improvviso, senza una logica e rendono poco omogenea la lettura. Da questo punto di vista forse uno dei testi meno riusciti dell’autrice, anche se la capacità descrittiva di luoghi, tradizioni, costumi è sempre interessante. Delinea abilmente carattere e debolezze dei personaggi, manifestando una qualità introspettiva che mai delude.



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