I cercatori di ossa

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Primavera 1876. Il giovane William Jason Tertullius Johnson, figlio di un importante armatore navale di Philadelphia, frequenta il college di Yale da circa un anno. È dotato, attraente, atletico ma anche testardo, pigro e terribilmente viziato. Uno scavezzacollo figlio di papà il cui sogno – lo ripete sempre – è fare un lungo viaggio in Europa, sogno che il padre Silas è solito definire “una prospettiva che mi fa cupamente temere per le mie finanze”. William ha un nemico acerrimo: si chiama Harold Hannibal Marlin, ha la sua stessa età, come lui è bello e ricchissimo ma viene da New York e quindi considera Johnson un provincialotto. I due studenti sono in competizione su tutto e quando si incontrano discutono senza tregua, su posizioni sempre rigorosamente opposte. Marlin per esempio dice sempre che il futuro degli Stati Uniti è a Ovest, Johnson ribatte che il futuro di una grande nazione non può certo dipendere da “un immenso deserto popolato da tribù aborigene selvagge”. Il problema è che Marlin nel West c’è stato, perché ha un fratello che vive a Kansas City, mentre invece Johnson no. Marlin così ha gioco facile nel deridere il suo rivale, suggerendo che è soltanto la paura degli indiani a determinare il suo giudizio. Per uscire dall’angolo, William la spara grossa: andrà nell’Ovest selvaggio quella stessa estate, al seguito del vulcanico professor Marsh, il paleontologo, che ogni anno porta con sé un gruppetto di studenti nel deserto a scavare in cerca di ossa. Marlin pensa che sia soltanto una sbruffonata e che alla fine Johnson non partirà. I due scommettono 1000 dollari, una cifra esorbitante. William è disperato: non solo dovrà partire per un viaggio che lo terrorizza con un professore che si occupa di un argomento che lo annoia profondamente, ma non sa come farsi accettare da Marsh nel suo gruppo. Ci vuole un’idea…

E tre. Da quando Michael Crichton è prematuramente scomparso nel 2008, i suoi familiari e/o collaboratori hanno avviato una vera e propria caccia al tesoro negli hard disk del defunto scrittore in cerca di manoscritti incompiuti, file di lavorazione, draft, soggetti, sinossi, appunti. Finora da questo discutibile e discusso lavoro di scavo erano emersi lo scintillante L’isola dei pirati e il ridicolo Micro e dopo cinque anni ci eravamo convinti che non avremmo più letto un inedito di Crichton. Ci sbagliavamo. Dal nulla ecco che appare infatti questo romanzo bello e fatto (?!) risalente ai primi anni ’70 (se ne fa il primo accenno in una lettera del 1974 indirizzata al curatore della sezione di Paleontologia dei vertebrati dell’American Museum of Natural History, giura la vedova di Crichton, Sherri) – e che quindi il suo autore per quasi quarant’anni non ha reputato degno della pubblicazione. Presentato pomposamente come “il prequel di Jurassic Park”, I cercatori di ossa è in realtà un western vero e proprio che racconta gli avventurosi inizi della paleontologia statunitense, tra polemiche religiose, diffidenze dell’ambiente accademico e campagne di scavo in pieno territorio indiano. Nel plot fanno la loro apparizione numerosi personaggi realmente esistiti: oltre ai due paleontologi nemici (la rivalità tra Othniel Charles Marsh ed Edward Drinker Cope è un fatto storico, si parla addirittura di “bones wars”) troviamo tra gli altri George Custer, Robert Louis Stevenson e Wyatt Earp. Il romanzo è stato opzionato da National Geographic per la realizzazione di una miniserie televisiva, ma – per quanto gradevole lettura, soprattutto per un pubblico YA – ci pare più un’operazione commerciale che letteraria. Siamo stati (e siamo) grandi fan di Michael Crichton. Non siamo per niente fan del franchising Michael Crichton.



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