I cieli

New York, agosto 2000, di un altro 2000. Ben, giovane redattore in un magazine dell’industria energetica, si è imbucato alla festa di una ragazza ricca che non conosce di persona. È una di quelle feste in cui tutti sembrano giovani e belli – a dire il vero giovani in questo caso lo sono davvero – e innamorati tra loro mentre chiacchierano seduti a terra, illuminati da candele a energia solare, mangiando ravioli cinesi e bevendo vino. A sentirli, stanno “tutti facendo uno stage alla Condé Nast o in un programma tv o alle Nazioni Unite”. Ben chiacchiera con parecchie ragazze, flirtando con tutte ma senza “spingere” troppo. Non è in cerca di una storia seria, si accontenta di quella “serata di atteggiamenti ricettivi e labbra socchiuse”. All’una di notte scende in strada per comprare le sigarette e incontra Kate, che è scesa invece per portare a pisciare il cane della ragazza ricca. Chiacchierano a lungo, arguti e seduttivi. Kate è di origine ungherese/turca/persiana, “i suoi antenati portavano gioielli nella barba”, sia lei che Ben sono scuri di occhi e di capelli, sembrano della stessa razza e lo sottolineano allegri: la scintilla è scoccata. Risalgono all’appartamento dove è in corso la festa, escono in terrazza: la notte è ventosa e il cielo è stellato, lei prende lui per mano e lo conduce ad un materasso gonfiabile in un angolo, si siedono. Lei mette le mani avanti: “Non ti ho invitato quassù per scopare”. Lui finge di non essere deluso. “Forse però la prossima volta sì”. Poi si baciano, e l’elettricità scorre tra di loro. Più tardi, mentre Kate dorme placidamente tra le sue braccia, Ben riflette. Riflette su quella estate di amore e speranza, per lui e per il mondo. È “il primo anno senza nessuna guerra, in cui aprire un giornale è come aprire un regalo”. È l’estate del 2000, in cui “Chen ha spazzato via le primarie presidenziali in un’ondata di fervore utopico, in cui le emissioni di carbonio sono radicalmente diminuite e gli accordi di pace di Gerusalemme sono stati firmati e le Nazioni Unite hanno superato l’obiettivo per il millennio di eradicare la povertà” e si parla apertamente di reddito universale di base, l’estate in cui tutti i problemi possibili sembrano destinati ad essere risolti…

Il quarto romanzo della bostoniana Sandra Newman (primo ad arrivare in Italia, dove la conoscevamo solo per un ironico manuale di “non scrittura” scritto a quattro mani con Howard Mittelmark e pubblicato da Corbaccio) è una storia d’amore. Ma con qualche “complicazione” narrativa in più. Sì, perché non solo questa storia d’amore è ambientata in una versione alternativa degli Stati Uniti dell’alba del nuovo millennio (una ucronia utopica anziché distopica come la moda letteraria del momento vorrebbe, una sorta di paradiso liberal guidato da una Presidentessa ecologista), ma ha una protagonista molto particolare. Kate infatti ha una strana caratteristica: vive una vita parallela nei suoi sogni, nei quali è Emilia Lanier, poetessa e musicista alla corte della regina Elisabetta alla fine del Cinquecento, la famosa “dark lady” dei sonetti di William Shakespeare. O quella è la realtà e la vita sognata è quella del 2000? I dubbi aumentano man mano che la lettura de I cieli va avanti, perché se da una parte Emilia diventa sempre più consapevole che le sue azioni sono in grado di influenzare la storia futura, dall’altra Kate – ogni volta che si desta dal suo sogno – trova sottili differenze nel mondo che ritrova, e tutte in peggio: ma solo lei ricorda il mondo com’era il giorno precedente, tanto che la ragazza (e non solo lei) inizia a dubitare seriamente della sua sanità mentale. Inghilterra elisabettiana e ventunesimo secolo, Shakespeare e un “altro” 11 settembre, vita di corte e borghesia upper class: ecco dunque lo sfondo a dir poco articolato sul quale Sandra Newman dipinge con la sua prosa incredibilmente elegante, direi cristallina, un quadro di quelli che stanno una meraviglia sui muri di un attico di Manhattan da 2 milioni di dollari. E fuori, la luce del tramonto o dell’alba, fate voi.

LEGGI L’INTERVISTA A SANDRA NEWMAN



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