I colori del male

I colori del male
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In vacanza col babbo a casa del nonno, nella campagna umbra. Non c’è televisore ma tanti libri, la bicicletta e gli amici - Daniela e Matteo in particolare – e tanti ricordi, in qualche cassetto persino il profumo della mamma che ha perso da poco. Peccato solo che il babbo sia sempre troppo preso dal lavoro e anche in vacanza sia sempre chino sul portatile. Per fortuna c’è il nonno, sa un sacco di cose ed è lì per lui. Daniela ha una novità da mostrargli, è di quelle da tenere segrete, quindi inforcate le biciclette si parte all’avventura, Matteo non è della partita perché ammalato. Un vecchio casale abbandonato può essere una miniera per due ragazzini, soprattutto se è pieno zeppo di oggetti di ogni tipo, magari da prendere. Certo la coscienza un pochino rimorde, perché sempre di furto si tratta, ma sono piccole cose e basta non dire nulla a nessuno. Ma da quando sono entrati in quel posto qualcosa di strano ha iniziato ad accadere. Orribili sogni con protagonisti dei bimbi disperati, che Milo non sa essere rappresentati in un quadro, malesseri sempre più forti, fino a diventare quasi mortali…
Tutto il male in una storia che parte da lontano e si concentra in un quadro, una sorta di ritratto di Dorian Gray dipinto dal misterioso Dubois, che sparge il suo veleno su chiunque abbia la (s)ventura di vederlo o possederlo. La storia, che si snoda lungo più di un secolo, risulta coinvolgente e l’autrice è davvero  brava nel far percepire la sensazione del male che si propaga come un gas mefitico pagina dopo pagina. Senza spargimento di sangue, senza scene splatter. Interessante anche se leggermente faticoso da seguire, lo spostamento - temporale e di luoghi – del quadro maledetto, ispirato dal bellissimo adolescente Coquin Mechant, figura ancor più misteriosa di Dubois, che è il vero deus ex machina. La biografia dell’autrice dice che annovera fra i suoi autori preferiti King e Zafón, dai quali ha evidentemente appreso l’arte di creare e raccontare atmosfere paranormali, lasciando che siano un fondamentale sfondo che però non distolga l’attenzione dalla storia principale.

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