I colori del nemico

I colori del nemico
Le indubbie capacità del giovane ufficiale di marina Charles Saunders Hayden non trovano un meritato riscontro presso l’Ammiragliato inglese. Le legittime speranze di un avanzamento di carriera risultano ostacolate dal pregiudizio di avere una madre francese e di essersi lasciato coinvolgere emotivamente dai primi moti rivoluzionari. Siamo nel 1793. L’Inghilterra è una potenza navale che rincorre quella francese per distruggerla e confermare il proprio predominio sui mari. Ma è anche una fregata di recente costruzione, la Themis, che incrocia senza successo al largo delle coste nemiche, governata in maniera irresponsabile da Josiah Hart. Ad Hayden viene offerta, dal primo segretario dell’ammiragliato Philip Stephens, l’opportunità di entrare a far parte dell’equipaggio in qualità di primo ufficiale. La sua missione sarà quella di fare luce, in maniera segreta, sulla condotta del comandante, sulla sussistenza e le ragioni di un temuto, imminente ammutinamento. Hayden, a bordo dell’imbarcazione, subirà una sorta di metamorfosi, una riscoperta di se stesso e della propria interiorità…
Una delle ragioni per cui la narrativa non ha perso attraverso gli anni la sua fascinazione, sta anche nel proporsi periodico di nuovi autori, che rivelano un’inattesa maturità del segno ed un lavoro di tessitura narrativa capaci di spiazzarti fin dall’ esordio letterario. S. Thomas Russel, autore canadese di buon livello, giunge non più giovanissimo al suo debutto assoluto, rivelandosi non solo un esperto intenditore della tecnica navale, ma anche un attento e profondo conoscitore dell’animo umano. In questo corposo romanzo, di oltre cinquecento pagine dense di eventi e di introspezioni psicologiche, ci offre una scrittura di un’intensità altrettanto densa. Gli eventi storici e le battaglie restano tuttavia sullo sfondo, per lasciare la ribalta alla caratterizzazione dei personaggi e in particolare di Hayden. Pur dotato di un profondo spessore umano, che gli consente di instaurare una relazione decisiva con gli altri marinai presenti sulla Themis, questi fatica non poco a tenere in costante equilibrio i suoi doveri di ufficiale inglese con le motivazioni del nemico. In questo concreto e simbolico confronto tra le due potenze in guerra, egli acquista una nuova e ricca dimensione, interrogandosi sulle ragioni di una scelta tanto ineludibile quanto sofferta, sofferta proprio perché ineludibile. E la misura pregnante dell’autore si carica di una peculiare profondità rispecchiata nel cuore e nella mente del protagonista, lasciando di lui un segno incancellabile quanto il romanzo che lo evoca.

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