I comunisti che vinsero la lotteria

I comunisti che vinsero la lotteria
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È una notizia emozionante quella che deve far sapere Ilario Morale, riservato e abitudinario impiegato del Ministero Affari privati e Finanze pubbliche di Caprifoglio. Pietra Rosata è un borgo impervio distante 23 chilometri dal capoluogo. È qui che una misteriosa cordata di cittadini ha vinto il primo premio del Superbillion, “il gioco d’azzardo più ricco al mondo”. Cinquantasei milioni. Una cifra enorme, di quelle che cambiano la vita. Non sa però, Ilario, che non basteranno delle semplici congratulazioni e il supporto nella riscossione. I vincitori sono Ninito e i compagni della sezione locale del partito comunista rivoluzionario, di cui è segretario. Ninito ha ottant’anni, è “largo, alto e pesante, scuro di capelli e carnagione, [… ] un vecchio orso, ancora forte e imponente a dispetto dell’età”. Né lui né Teodoro, né Raffaella e gli altri sono i tipi che stanno attaccati allo schermo per controllare i numeri giocati, anche se ognuno di loro sa bene che, in caso di vittoria, vorrebbe con quei soldi fare qualcosa di buono per quella piccola comunità. Ilario trova presto la ricevitoria dove è stato venduto il mirabolante sistema: sono Alma e Cisco, gli anziani titolari, a indirizzarlo sui vincitori, per l'appunto ignari di quanto successo. Sembra strano a Ilario riuscire a aumentare così tanto il suo pallottoliere mentale di contatti giornalieri in quella frazione sperduta. Già, si è abituato a compiere quest’esercizio quotidiano da quando è finito il suo matrimonio con Laura ed è tornato a vivere con sua madre: tenere il conto delle persone con cui ha interagisce ogni giorno, come antidoto alla sua tendenza all’isolamento e alla depressione. Non un gran successo, perché il più delle volte le può contare sulle dita di una mano, Carmen, la sua compagna di ufficio, sua madre Guglielmina, non molti di più. Portare la notizia di quella vittoria, però, si rivela una missione tutt’altro che semplice. Ma la cosa più sorprendente sarà per Ilario scoprire le storie di Ninito, Raffaella, Teodoro e gli altri abitanti di Pietra Rosata, “anziani, matti e rivoluzionari”. E il loro incredibile progetto: con quei soldi finanziare una campagna elettorale per riprendersi Caprifoglio e sconfiggere l’eterno sindaco Renato Dellone, “espressione dell’ala più conservatrice del Partito Nazionale, uomo di destra, figlio di un colonnello dell’esercito con sospette vicinanze alla dittatura fascista, accusato da più parti di corruzione"...

“La Agrupaciòn Local del Partido Comunista de Pinos Puente (Granada) ha repartido hoy màs de 56 millones de euros con el segundo premio del Sorteo Extraordinario de la Loteria de Navidad”. Così si leggeva sul quotidiano spagnolo “La Vanguardia” il 22 dicembre 2016. Non si tratta di fiction ma di realtà: a vincere l’incredibile premio della lotteria natalizia nazionale fu proprio un gruppo di comunisti andalusi. È stato quest’episodio, questa piccola ma incredibile notizia, a ispirare Vladimiro Polchi, giornalista, autore televisivo e teatrale, per la stesura di questo romanzo. “I comunisti che vinsero la lotteria” racconta di una fantomatica metropoli, governata da un sistema marcio e corrotto, e di una frazione contadina, piena di anziani rivoluzionari, che questo sistema vogliono scardinare a tutti i costi. Cosa succede se tra le mani di un gruppo di vecchi idealisti arriva una quantità incredibile di soldi? Diventeranno, una volta milionari, vittime di quel capitalismo sfrenato che hanno sempre combattuto, dimenticandosi di valori come solidarietà, comunità, altruismo, che sempre li hanno ispirati? C’è chi si frega le mani, immaginandoseli già pronti a sfrecciare su macchinoni cabriolet, inebriati dal dio denaro. Ma si dovrà presto ricredere, perché in mente hanno ben altro. Ninito e compagnia sono un affascinante drappello di sognatori che si getta a capofitto in una grande avventura: provare a vincere le elezioni e portare al governo di Caprifoglio finalmente i loro valori. Ilario Morale, invece, è un personaggio all’apparenza grigio, inglobato in una depressione cronica, che piano piano però prende forma e vigore narrativo, fino a diventare protagonista dell’impresa di questi vecchi visionari. Come ha ricordato Aldo Cazzullo sul Corriere, è interessante l’atmosfera del romanzo, a metà “tra la saga di Don Camillo e Peppone e i racconti del realismo magico latinoamericano”, sospesa in una dimensione in cui sopravvivono gli ideali di un tempo che fu. “Una favola per adulti”, la definisce lo stesso Polchi. Perché alla fine sognare fa sempre bene, a tutte le età.



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