I cosmisti russi

Il crollo dell’URSS all’alba degli anni ‘90 – si sa – ha aperto le porte a una enorme serie di cambiamenti nella società e nella cultura russa. Nuove idee sono arrivate dall’estero e vecchie idee un tempo proibite dal regime sovietico sono tornate in auge. Una delle tendenze intellettuali più importanti e complesse tra quelle riscoperte è il cosiddetto “cosmismo”. Si tratta di una galassia di idee e pensatori molto eterogenea e articolata che fonde utopismo, religione, esoterismo, matematica e nazionalismo. Dovendo – con difficoltà – trovare dei concetti comuni, dei temi principali, potremmo parlare del ruolo attivo dell’uomo nell’evoluzione (con annessa creazione di nuove forme di vita e mutazione dell’uomo), della lotta senza quartiere alla morte (con annessa ricerca dell’immortalità e della resurrezione fisica dei defunti) e della importanza essenziale data all’esplorazione del cosmo, da cui il nome di questa corrente di pensiero. Secondo i cosmisti il processo evolutivo “ha un lungo futuro, oltre che un lungo passato” e l’umanità ha la responsabilità di governare tale processo. Il cosmismo però, sebbene sia percepito come la più russa delle filosofie e quindi tra le più significative (se non la più significativa) tra le culture in Russia, è pressoché sconosciuto all’estero, e così quasi tutti i suoi protagonisti: l’eccentrico bibliotecario Nikolaj Fëdorov, il poeta mistico Vladimir Solov’ëv, il fisico Nikolaj Umov, il pioniere del volo spaziale Konstantin Ciolkovskij, il geochimico Vladimir Vernadskij, il diplomatico Valerian Murav’ëv e tanti altri. Ma qual è il contesto culturale in cui l’idea cosmista è nata e si è sviluppata? Quali sono i precursori del cosmismo russo a livello filosofico, religioso ed esoterico? Come si innesta in questa corrente l’essenziale ingrediente scientifico? A queste e altre domande prova rispondere questo saggio…

Arriva in Italia l’edizione aggiornata e ampliata rispetto alla precedente, datata 2012, di un saggio uscito nella sua prima, seminale versione nell’ormai lontano 1979 e che affonda le radici in un seminario su Fedor Dostoevskij tenuto a Yale da Robert Louis Jackson addirittura nel 1964. Jackson aveva consegnato ai dieci-dodici studenti presenti al suo seminario una lista di personaggi in qualche modo legati al grande scrittore russo: ognuno avrebbe dovuto approfondirne uno. Quando toccò a George M. Young – oggi research fellow presso il Center for Global Humanities della University of New England – erano rimasi disponibili solo due nomi, sui quali non sapeva nulla. Scelse a casaccio Nikolaj Fëdorov e segnò per sempre la sua vita, perché da allora lo studio su questo pensatore non l’ha mai abbandonato, malgrado – come si premura di specificare nella sua introduzione al volume – consideri le sue idee e quelle degli altri cosmisti russi “estremamente affascinanti, ispiratrici, stimolanti ma non tali da indurmi a raccomandare agli amici e ai lettori di adottarle”. Si tratta infatti di “pensatori estremamente controversi, secondo qualcuno persino folli”. Young parte dalle radici del cosmismo, ne analizza le radici culturali e le premesse storiche per poi passare a raccontare vita e opere dei protagonisti di questa affascinante corrente di pensiero, a partire proprio da quel “fatidico” Nikolaj Fëdorov, che Lev Tolstoj definiva “un sant’uomo”, un timido e casto bibliotecario che viveva come un eremita dormendo “sopra un baule coperto di giornali in una cameretta affittatagli da una donna anziana” e che non riusciva a sopportare l’idea che gli uomini dovessero morire e perciò aveva sviluppato “una teoria secondo cui la scienza, con un gigantesco balzo in avanti, scoprirà un metodo per estrarre dalla terra i resti, le particelle dei nostri antenati, per poi riportali in vita”. Lo studio senza precedenti e senza rivali di George M. Young è approfonditissimo, ricchissimo di note e riferimenti bibliografici, un vero must per chi è interessato alla storia russa e alla storia del pensiero umano.



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