I diari di Falcone

I diari di Falcone

Giovanni Falcone annotava i suoi impegni su due agende elettroniche tascabili, che furono recuperate dopo la strage di Capaci del 1992, in cui egli perse la vita insieme alla moglie e agli agenti della scorta. Nonostante la ricchezza di informazioni contenute, nei processi le agende vennero liquidate in fretta, sminuendone la portata e l’interesse. Le loro copie cartacee, conservate negli archivi giudiziari, non furono più studiate. Eduardo Montolli si è imbattuto per caso nelle due agende nel corso di un lavoro sui periti che le avevano studiate, Gioacchino Genchi e Luciano Petrini, che furono fatti oggetto di una campagna d’odio il primo, vittima di un omicidio il secondo. Montolli, esaminando i contenuti dei due database messi a sua disposizione dallo stesso Genchi, scopre che essi contengono notizie sugli appuntamenti di Falcone, le sue amicizie, le sue opinioni su cosa Nostra, ma anche altri elementi dai quali emergono nuovi interrogativi e nuovi misteri. Il primo riguarda la genesi stessa della strage di Capaci, che si ritenne sempre voluta, studiata, programmata e realizzata esclusivamente da Cosa Nostra. Condividere questa tesi è possibile, sostiene Montolli, solo se si ignorano volutamente alcune anomalie sui reperti informatici di Falcone e alcune annotazioni presenti nell’agenda grigia di Paolo Borsellino, nonché previsioni formulate da Tommaso Buscetta, il pentito da molti anni residente negli Stati Uniti, che presumibilmente incontrò a Washington Falcone, un mese prima della morte di quest’ultimo…

Il giornalista investigativo appassionato di cronaca nera Edoardo Montolli mette in relazione fatti, testimonianze, appunti, interviste di quegli anni e dei successivi, inserendo questi elementi nel più ampio quadro, anche internazionale, che mise in atto quell’ampia “strategia della tensione” che aveva come obiettivo quello di destabilizzare l’Italia intera. Tanti son gli interrogativi: come e perché i mafiosi avevano potuto conoscere gli spostamenti di Falcone e in particolare la sua scelta, insolita, di tornare in Sicilia con un volo di stato quel 23 maggio? È possibile ipotizzare che, dietro ai mafiosi, vi fosse qualcuno più preparato strategicamente e militarmente, qualcuno capace di clonare a sua volta e a loro insaputa i telefoni clonati dei mafiosi? E questo elemento potrebbe essere riferito a una “pista americana”, da ricondurre alla volontà di colpire, per destabilizzarla a fondo, la prima Repubblica per arrivare fino a creare instabilità in Europa, come ebbe occasione di affermare Vittorio Sbardella, politico democristiano, che abbandonò la corrente andreottiana dopo l’omicidio di Salvo Lima: “Gli americani non nascondono questa loro ostilità verso l’unità europea, specie dopo la fine del comunismo”? Complesso e documentato, questo saggio scava a fondo negli eventi che precedettero e che seguirono quel tragico 23 maggio 1992, inserendoli in una prospettiva internazionale. Si tratta di una lettura impegnativa ma illuminante e senz’altro da consigliare, con i suoi interrogativi incalzanti, le notizie da rimeditare, le pagine e gli eventi da reinterpretare, l’apertura alla ricerca di nuovi elementi e nuovi spiragli per far luce sulla realtà dei fatti.



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