I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Dieci giorni che sconvolsero il mondo
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Russia, settembre 1917. Il conflitto sociale sembra giunto a un punto di non ritorno: le classi possidenti diventano ogni giorno che passa più conservatrici, le masse popolari sempre più radicali. I moderati sentono che la rivoluzione è andata anche troppo oltre e che occorre al più presto far tornare la situazione politica alla normalità e alla moderazione. Gli operai e i contadini viceversa ritengono il Governo Kerenskij solo un tentativo fallito, uno squallido compromesso da sorpassare prepotentemente a sinistra. Alle inquietudini di tutti il Governo risponde chiedendo di attendere l’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente, prevista per dicembre. Nessuno si accontenta di questa risposta: i soldati iniziano a disertare in massa, i contadini a incendiare i castelli padronali e occupare le fattorie, gli operai a scioperare selvaggiamente. Proprietari terrieri, industriali e ufficiali da parte loro invece fanno pressioni fortissime perché nessuna riforma di impatto significativo venga varata. Non sorprende quindi che la popolarità dei bolscevichi, fino ad oggi un piccolo gruppo politico estremista, stia salendo alle stelle: il loro grido di battaglia “Tutto il potere ai Soviet” ormai risuona nelle piazze, sui giornali. Perseguitati e disprezzati in luglio, dopo soli 3 mesi hanno quasi completamente conquistato alla loro causa gli operai della capitale, i marinai del Baltico e i soldati. La lotta tra il proletariato e la classe media, tra i Soviet e il Governo sta giungendo alla fase culminante…

Arrivato a Pietrogrado assieme alla moglie Louise Bryant poche settimane prima della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 per conto della rivista politica “The Masses”, John Reed è testimone di eventi che davvero – come recita l’efficacissimo titolo del suo reportage – stanno cambiando il mondo per sempre. Nel libro, scritto nel 1919 in dieci giorni e dieci notti di barba lunga e caffè forte, la cronaca degli eventi procede con tale intensità da sembrare fiction: il racconto è continuamente intervallato da brani di discorsi, citazioni da articoli giornalistici, interviste ai protagonisti e questa pluralità di voci che si accavallano rende alla perfezione il clima convulso dell’autunno 1917, il procedere caotico e incontrollato della rivoluzione. Scelto da Elio Vittorini nel 1946 per inaugurare presso Einaudi la Biblioteca del mitico Politecnico e portato sul grande schermo da Sergej Ėjzenštejn, Warren Beatty e Sergej Bondarčuk, Dieci giorni che sconvolsero il mondo (la maggior parte delle edizioni ha il titolo senza la i iniziale) è una lettura appassionante e incalzante. Reed non si avventura in analisi storiografiche o discorsi di ampio respiro, si “accontenta” di rendere una testimonianza. Nonostante sia evidente la sua simpatia per i bolscevichi, non si ha mai l’impressione dell’agiografia e il racconto resta sempre onesto e diretto: ecco perché è ritenuto un vero classico del giornalismo. Una curiosità: in tutto il libro, Stalin è nominato solo due volte. Non la prese affatto bene.



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