I due hotel Francfort

I due hotel Francfort
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Lisbona, estate 1940. In città non è rimasta una sola stanza, nemmeno un letto, sono occupati persino i divani nelle reception degli hotel. I due hotel Francfort - che nessuno fuori da Lisbona sa essere due distinti stabilimenti - ospitano due coppie in fuga dalla Francia: Iris ed Edward e Paul e Julia. Iris è britannica, avrebbero potuto imbarcarsi su un traghetto inviato da Churchill in Francia a recuperare i cittadini inglesi bloccati dalla guerra, ma hanno preferito evitare alla loro vecchia cagnetta Daisy la quarantena. Julia ha invece origini ebraiche e l’Europa che ama tanto da volerci essere seppellita non è più un luogo sicuro per lei, anche se il rientro in America ha il sapore di una sconfitta a cui rifiuterà di piegarsi. Entrambe le coppie sono inquiete, vivono insieme ad altri profughi l’attesa della nave “Manhattan” che li riporterà negli Stati Uniti, condividono la realtà ovattata dell’attesa, il tempo rallentato del conto alla rovescia che li separa da un imbarco riluttante per tornare in quella che non sentono più (o non hanno sentito mai) come patria. Trascorrono il loro tempo muovendosi tra i caffè sovraffollati, i ristoranti e gli alberghi tracimanti della città. Julia e Iris sono due donne apparentemente diverse ma hanno in comune molto più di quanto credono : la prima è volitiva, capricciosa e irrequieta, terrorizzata dai cambiamenti e con un figlio segreto che ritiene ritardato, la seconda è una donna che ha trovato una realizzazione professionale - scrive romanzi sotto un nom de plume in coppia con suo marito - ha un amore sviscerato per il suo cagnolino, ma ha nascosto al mondo una figlia ritardata. Entrambe sono talmente prese dalle difficoltà contingenti, dai disagi della vita “in sospeso”, da rivelarsi abilissime nell’ignorare la passione intensa e a tratti violenta che coinvolge Paul e Edward…

Paul è l’io narrante e colui che si rivela il regista occulto di molte delle scelte che alla fine opereranno gli altri protagonisti; David Leavitt ne fa un narratore spregiudicato, che si vanta di aver infranto tutte e dieci quelle che sono le “regole che lo scrittore principiante dovrebbe seguire”, stando ad un articolo di Georgina Kendall. La narrazione che Paul fa degli eventi, in particolare della passione che si consuma nell’arco di una settimana tra lui e Edward, è quasi algida: i suoi sentimenti, semmai vi sono stati, sono ormai velati dalla nebbia del distacco, perfusi da una sorta di autoironia e dalla consapevolezza che l’inquietudine che lo attanagliava all’epoca avrebbe trovato tutt’altra soluzione prima ancora che il transatlantico levasse le ancore. A differenza di quanto accade ne La lingua perduta delle gru, qui la scoperta di nuove sfaccettature della propria sessualità non è un evento deflagrante e nemmeno risolutivo per sé; Leavitt ne fa piuttosto un evento scatenato dal senso di precarietà, dall’insoddisfazione per la vita in cui Paul si sente intrappolato, ma non sufficiente a riempirne il vuoto. Non è la prima volta che Leavitt incastona i suoi personaggi in epoche storiche diverse dall’attuale, lo aveva già fatto magistralmente ne Il matematico indiano e in Mentre l’Inghilterra dorme, ma in quest’opera c’è una sorta di leggerezza che manca alle altre due, i Winters e i Frelang sono talmente presi dalle loro piccole ambasce quotidiane da rendere la seconda guerra mondiale un semplice sfondo alla noia dei loro rapporti matrimoniali, a ogni imbarazzata conversazione da caffè (altra regola dello scrittore principiante trasgredita!), ai brancicamenti tra Paul e Edward, alle deiezioni della cagnolina Daisy, ai pavoni del decrepito Castello di Lisbona. Questa volta dà l’impressione di essersi molto divertito attraverso Paul, anche a spese del lettore, e di averlo fatto solo perché poteva permetterselo, essendo tornato molto vicino agli standard del Leavitt che aveva incantato la Pivano e che può di nuovo permettersi protagonisti che chiudono la narrazione con una scrollata di spalle, che rifiutano di inchinarsi sia ai canoni narrativi convenzionali sia ai gusti del pubblico.



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