I favolosi anni ’85

I favolosi anni ’85
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Marco è un autore. Giovane, non giovanissimo. Ha preso più che altro porte in faccia durante tutta la sua vita. Nostalgico, disilluso, malinconico, ironico, sconfitto, spesso in passato si è attaccato alla bottiglia. Gli sono passati davanti tutti. Meno talento avevano più hanno fatto carriera. Lui niente. Depresso cosmico. Poi, un giorno, l’occasione. L’assunzione in radio. E l’idea geniale di fare una trasmissione di ricordi positivi, in cui tutti possono riconoscersi e immedesimarsi. Insomma, con i suoi testi dà voce alla parte migliore dell'immaginario collettivo della generazione che ha vissuto le prime esperienze importanti negli anni Ottanta del secolo scorso. Ma quando dopo un po’ le cose ricominciano a girare come sempre Marco, che ha perso l’abitudine a mandare giù rospi anche se comunque è sempre stato fatto rimanere nelle retrovie, sbotta. Un giorno in particolare succede il patatrac. E lui ripiomba nell’abulia. La confusione seguita alla puntata in questione della trasmissione si amplifica nei giorni successivi, quando continua in pigiama, senza mai ottenere risposta, a scrivere i testi della trasmissione e a inviarli dal computer di casa via mail, mettendosi poi all’ascolto de “I favolosi anni ’85”, con le orecchie attaccate all’altoparlante dell’apparecchio radiofonico spostato sul comodino davanti al divano…

Gli anni Ottanta ormai non sono più semplicemente un decennio: sono un luogo comune. Rappresentano un passato a cui si guarda per lo più con nostalgia. Sono il simbolo di un mondo più sereno, autentico, intimo, fatto di piccole cose, spensierato, al di là dell’edonismo reaganiano che in Italia è arrivato diluito, in stile paninaro. Non si era ancora così smaliziati e disillusi, si sapeva ancora sognare, ci si illudeva: e tutto questo manca. Altrimenti, per dire, il successo di Stranger things si spiegherebbe molto meno. Marco e Irene sono i protagonisti della storia scritta da Simone Costa: Marco è un autore di programmi radiofonici, ed è bravo. Proprio per questo lo scavalcano sempre tutti. Radio Felicità è una radio commerciale senza pretese ma non senza dignità, e per questo Marco, che finalmente cede a una raccomandazione, si presenta per un colloquio. Che inaspettatamente va bene, e il suo sogno, I favolosi anni ’85, diventa realtà: quando però per l’ennesima volta il frutto del suo lavoro gli sta venendo rubato da qualcun altro, l’atteggiamento remissivo che aveva sempre avuto è solo un ricordo. Irene, invece, il successo lo ha sempre avuto, più o meno. Ma non ha mai scelto niente. In questo Marco e Irene sono molto simili, perché la loro storia, raccontata con delicatezza, ironia, consapevolezza, misura e credibilità, è quella di due persone che non vedono l’ora di essere semplicemente amate per ciò che sono. Come tutti. E questo è forse, tra i vari temi ben caratterizzati, quello in assoluto più importante del romanzo, e nonostante sia un classico, Costa, con la sua scrittura fresca e vivace, lo rende originale.



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