I favolosi anni di Billy Marvin

I favolosi anni di Billy Marvin
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Il mondo di Billy è fatto di amici, amore, musica, tv, computer e videogame ( i primi giunti sul mercato): ha quattordici anni e nella primavera del 1987 sua madre è convinta che morirà presto. Questo perché lei, siccome la pagano un dollaro di più l’ora, inizia a fare il turno di notte al supermercato Food World, e quindi mentre sta alla cassa si tormenta pensando che suo figlio, che dorme da solo nella casa deserta, possa strozzarsi con una crocchetta di pollo, scivolare nella doccia, dimenticarsi il gas accesso e far esplodere tutto. E quindi ogni sera alle dieci lo chiama. Gli chiede se ha finito i compiti. Se ha chiuso a chiave la porta principale. Gli fa controllare anche gli allarmi antincendio. In realtà lui, ovviamente e giustamente, si sente il liceale più fortunato al mondo. Ogni sera è un pigiama party. I suoi amici Alf e Clark gli piombano in casa e sono liberi e felici. Il paradiso in terra, insomma. Ma tutto è destinato a cambiare. Una sera Alf piomba in salotto mentre Billy e Clark guardano la Top 20 di MTV e ansima trafelato che c’è il suo culo in copertina. Il culo di chi, chiede Clark. Quello di Vanna White, è la risposta. Vanna White è una provincialotta di Myrtle Beach che girando le caselle del tabellone della Ruota della fortuna è diventata una celebrità, e adesso è sotto choc: Playboy è sbarcato in edicola – è da lì che giunge di corsa Alf – dopo un lungo contenzioso con quelle esplicite immagini risalenti ad anni prima che certo non dovevano diventare pubbliche. La cosa più incredibile che Alf abbia mai visto: Vanna sta seduta su un davanzale e si sporge come per controllare se piova o meno. Senza indossare le mutandine…

Nel 1987 Internet non c’è, quantomeno non con la diffusione capillare che ha adesso, visto che per i ragazzi per lo più il telefono da usare liberamente o quasi ha la forma di una cabina ben piantata nell’asfalto. E quindi è più complicato di quanto non sia nel 2018 vedere una donna nuda. Soprattutto se hai quattordici anni, e la tua educazione sessual-sentimentale si basa di fatto sulle scritte nei bagni pubblici. Soprattutto se non hai esperienza di nulla. Soprattutto se ti puoi solo accontentare di fantasia e immaginazione. Soprattutto se non sai neanche come si faccia ad approcciare una ragazza, anche perché alla tua età loro sono già mature, e tu e i tuoi compagni d’avventure invece siete solo degli imbranati brufolosi che parlano di cose che non conoscono. E i tuoi pensieri dunque vagano bramosi, scombiccherati e turbolenti e si focalizzano sulle curve pericolose di Vanna White, la valletta della Ruota della fortuna, messa in mostra nelle sue pose più osé da un ex amante incattivito: l’oggetto del tuo tenero e impudico desiderio è a portata di cornea, basta solo mettere le mani sulla rivista delle riviste, quella inventata dal genio in vestaglia, dal papà delle conigliette, la pubblicazione patinata che i puritani sostengono di leggere per gli articoli di Hemingway, quando in realtà tutti sanno che il fulcro d’interesse è il paginone centrale. Playboy. Un mito, una leggenda. Ma il proprietario dell’unico negozio del quartiere che ce l’abbia non te la venderà mai: non resta che organizzare insieme agli amici una rapina, che poi rapina non è perché tu i soldi in cassa glieli vuoi lasciare, vuoi solo dare una sbirciatina alle immagini, non si diventa mica ciechi per questo, né si finisce all’inferno. Il problema è che la figlia del negoziante ha messo a punto un antifurto che nemmeno a Fort Knox: tocca sedurla per avere informazioni, come fa James Bond… Nostalgia nostalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi, e ti lascia con un cuore di paglia, un incendio che non spegni mai: è il dolore del ritorno il primo e più dolce e immediato profumo che si sprigiona da queste pagine, il sentimento della tenerezza per l’innocenza della giovinezza più precoce, quella ancora in boccio, quando si vuol essere tutto ma non si è ancora niente. I favolosi anni di Billy Marvin sono descritti dall’editor americano di Miss Peregrine, e si vede lontano mille miglia che ha esperienza di come si costruisce un’opera di successo, in maniera impeccabile, intensa, emozionante, coinvolgente, travolgente, che spinge alla partecipazione, all’empatia, all’immedesimazione, esilarante e commovente, dolce e ironica: il ritmo è perfetto, e la caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti calibrata come meglio non si potrebbe, con la credibilità che si chiede a un racconto che sappia dipingere vividamente la verosimiglianza non tanto degli eventi in sé e per sé quanto dell’umanità che ne è alla base.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER