I figli dell’oblio

I figli dell’oblio

Roma, settembre 1943. Il professor Gregorio Allesina, sua moglie Giulia e il piccolo Amedeo sono appena arrivati sul litorale romano per passare una giornata in spiaggia. Amedeo si diletta ad accendere un falò, Giulia prende il sole e Gregorio è immerso nella lettura di un libro. Ad un tratto, scorgono da lontano la figura di un uomo in uniforme che cammina verso di loro nella spiaggia deserta. È un carabiniere, che avvicinatosi alla famiglia Allesina si rivolge a Giulia chiedendo se è lei la signora Besson. Preoccupata dallo strano approccio, Giulia si avvicina all’uomo in uniforme, il quale le comunica che sua sorella Eugenia è stata trovata morta, con una scatola di barbiturici sul comodino e che è necessaria la sua presenza per il riconoscimento del cadavere… Roma, marzo 1968. Virginio si risveglia una mattina all’ospedale. In sottofondo, la voce di Agata che lo chiama ripetutamente. Della sera precedente egli ricorda solo una grossa sbornia. Agata, cara amica dei genitori che Virginio ha perso durante l’infanzia, che da sempre si è presa cura di lui, era passata a trovarlo la sera prima, e, trovandolo a casa svenuto ed ubriaco, lo ha portato all’ospedale. Un gesto provvidenziale, poiché a seguito di accertamenti è risultato che Virginio ‒ coinvolto, la sera precedente, in alcuni scontri con la polizia durante una manifestazione, dalla quale è uscito con un taglio sullo zigomo e un livido sulle costole ‒ ha ricevuto colpi che gli hanno provocato la lesione della milza, tanto da rendersi necessaria un’operazione d’urgenza per salvargli la vita…

Due storie apparentemente distinte, che si sviluppano in epoche diverse, scorrono parallele nelle pagine di questo romanzo, ma finiscono per incrociarsi al culmine del libro. Il tema scelto dall’autore, Leonardo Dragoni, è quello dei cosiddetti “niños robados” o “niños perdidos” durante il regime di Francisco Franco, tema atroce, forse poco raccontato nel panorama letterario italiano. Si parla di cifre importanti: sembrerebbero circa trentamila i bambini “rubati” in Spagna durante il regime franchista, principalmente destinati alle adozioni illegali: figli che potevano essere tolti dalle madri, grazie a leggi di regime, per esempio, semplicemente giudicando a rischio la loro educazione morale. In alcuni quotidiani, principalmente spagnoli, il traffico dei bambini è associato al nome del dottor Eduardo Vela, ginecologo spagnolo, oggi ultraottantenne sotto processo, che nel periodo tra gli anni ’60 e ’80, coadiuvato da una suora, avrebbe sottratto durante il parto numerosi bambini alle loro madri, per affidarli a famiglie adottive. Storia dalla quale l’autore prende fin troppo spunto (non sembra un caso che il ginecologo nel romanzo si chiami dottor Vega e il nome della clinica sia esattamente il nome di una delle tante cliniche madrilene dove il dottor Vela ha effettivamente esercitato), collocandola nei primi anni del regime franchista, e costruisce intorno ad essa il dramma e le vicende, ambientate tra Roma e Madrid, di una famiglia spezzata. Ne risulta un libro che nel catturare il lettore per la sua accuratezza e varietà di informazioni, talvolta sul filo del romanzo giallo, rischia di apparire a volte didascalico, senza andare oltre la terribile e angosciante vicenda spagnola.



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