I gemelli Fahrenheit

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Un anziano si sveglia in un sottoscala, tra i rifiuti. Si libera dell’impermeabile e del maglione sporchi ed esce alla luce, sul marciapiede. In fondo fa caldo, si sta bene anche in maglietta. Tutti i passanti che incrocia però sembrano insolitamente interessati a lui, lo guardano, cercano di fermarlo, provano a parlargli. Dopo un po’ l’uomo scopre che è perché sulla maglietta bianca che indossa c’è stampato una sorta di messaggio d’aiuto con il suo nome, l’indirizzo e il numero di telefono. Perché la indossa? Non lo sa, lui quando se ne è andato di casa non pensava certo di tornarci, meditava il suicidio. Scoppia a piovere, l’uomo ha fame, si sente male e non sa dove andare: d’un tratto pensa a Casa Sicura. Ne ha sentito parlare tante volte, è un luogo quasi leggendario, sta “nella zona della città dove ci sono tutti gli esercizi commerciali falliti e le stazioni ferroviarie chiuse, la zona con il filo spinato arruginito”… Per cinque anni Andy è stato “un imbecille capace solo di sbavare”. Prima era un uomo normale con una famiglia normale ma, colpito da una rara malattia infettiva, era apparentemente uscito di senno e alla fine l’hanno sbattuto in una casa di cura per lungodegenti, dove passava le giornate dormendo, mangiando imboccato dalle infermiere e facendosela spesso addosso. Una bella mattina però Andy si sveglia, perfettamente cosciente e apparentemente guarito. Il personale non fa in tempo ad avvertire sua moglie, che quando si presenta al capezzale di Andy per la consueta visita settimanale quindi non sa nulla. La donna reagisce un po’ freddamente alla novità, è capace solo di goffi commenti e di ancor più goffi abbracci. Dopo due giorni accompagna il marito a casa: tutto è sporco e disordinato, anche i tre figli sono più curiosi che affettuosi. Andy comincia a rimuginare sul da farsi…

Cinque anni dopo il travolgente successo de Il petalo cremisi e il bianco, Michael Faber propone ai suoi lettori la seconda antologia della sua carriera, una raccolta di diciassette racconti tutti molto diversi tra loro per ambientazioni, trama, atmosfere, genere. Storie surreali, fantastiche, distopiche, erotiche, drammatiche: forse l’unica cosa che le accomuna – se non tutte, perlomeno una percentuale significativa – è lo stato di sofferenza dei protagonisti, fiaccati da una crisi finanziaria o di identità, feriti da una invisibilità che temono o bramano o tutte e due le cose. Il tono generale è abbastanza pessimistico, molto lontano da quello più leggiadro della media dei racconti de La pioggia deve cadere, la sua precedente raccolta, lo ha confermato lo stesso autore in una recente intervista: “Se oggi mi venisse in mente una storia come quelle, probabilmente la metterei da parte. In questo momento voglio scrivere soltanto storie che scuotano i lettori profondamente, che li smuovano dentro, che cambino il modo in cui guardano al mondo. (…) Sono ossessionato dal portare alla luce le verità nascoste sotto la superficie delle cose. Tutti i bravi scrittori sono ossessionati da questo, persino quelli che bravi non sono affatto fanno finta di esserlo”. Obiettivo raggiunto, mister Faber: tutti i personaggi – a partire dai bizzarri gemelli “kristofiani” protagonisti del racconto che dà il titolo alla raccolta, che peraltro ha rischiato di non essere incluso perché unico già edito – sembrano galleggiare sul pelo dell’acqua della realtà, è tutto attorno a loro ma non riescono a nuotarci dentro, a spezzare la membrana e immergersi veramente. Infelici testimoni dell’esistenza di un “altrove”, di un diverso punto di vista, di una diversa versione dei fatti.



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