I giorni della cagna

I giorni della cagna

25 giugno 2015. Claudio Accardi si risveglia su una spiaggia deserta. È partito da Caracas a bordo di un jeanneau di dodici metri, “La Monarca”, con un carico di dieci chili di cocaina purissima. Non un grosso quantitativo, solo il necessario per andare un po’ avanti. Poi, però, ha deciso di festeggiare: due bottiglie di rum, il naufragio e ora si ritrova nella merda. C’è solo una persona che può aiutarlo ed è a Roma. Max Sanna, l’amico di sempre, al quale l’idea di Claudio piace molto: prendere la droga in Venezuela e portarla a Roma può essere l’affare della vita. In fondo, Max è uno skipper esperto e insieme a Claudio non avrebbe problemi a solcare le acque dell’Atlantico. Ma questa volta il carico sarà molto più sostanzioso: ben trecentocinquanta chili di coca purissima. Bisogna solo organizzare il tutto, trovare una batteria che abbia rapporti col cartello colombiano, i soldi necessari e, soprattutto, la forza necessaria a riversare il carico per le strade di Roma. L’impresa va in porto e, dopo un lungo viaggio in cui per un pelo sono riusciti a lasciarsi alle spalle l’uragano Katrina, Max e Claudio approdano a Fiumicino, dove li aspettano gli uomini di Manolo, il capo della batteria di San Basilio. Ma tutta quella polvere bianca non passa inosservata. Roma ha delle regole ben precise. Dopo la morte di De Pedis e la fine della Banda della Magliana, la malavita è tornata a dividersi le sfere d’influenza. Ci sono i camorristi, i mafiosi, i calabresi e le varie batterie. A garantire questo equilibrio c’è Gabo Sebastiani, il “Papa nero”, un fascista che si è fatto strada proprio con la Banda. Ora partecipano tutti al grande banchetto. Fanno tutti parte della criminalità che fagocita Roma: la Cagna…

I giorni della Cagna è un noir denso e cupo, attraverso il quale Daniele Autieri, redattore del quotidiano “La Repubblica” e autore di diverse inchieste su Mafia Capitale, apre una finestra sulla criminalità organizzata romana del nuovo millennio. Un romanzo polifonico in cui si muove una fauna di lupi pronta ad avventarsi su una Roma che è un osso troppo appetibile per lasciarselo sfuggire. Una grossa torta le cui fette vengono ingurgitate da mafia, camorra e’ndrangheta, mentre le batterie tornano a far tuonare le armi per conquistarsi il dominio del territorio. Così, in una guerra senza pietà, ognuno cerca di ritagliarsi il proprio spazio: c’è Claudio Accardi, che criminale vero non è ma vive sempre a ridosso di quella zona d’ombra soprattutto a causa dei suoi vizi; c’è Max Sanna, che negli anni di piombo frequentava i “neri”, i fascisti, ma non si è mai gettato realmente nella mischia. Poi ci sono loro, i criminali veri, coloro che Roma la spolpano, la violentano, riversando nelle sue strade neve e sangue: il Papa nero, Manolo, Big e tanti altri. Tutti in un calderone che pur essendo finzione narrativa assomiglia maledettamente ad una realtà che è fatta da rapporti con i servizi segreti, appalti, trattative losche e morti ammazzati. Un agglomerato che ha l’aria di voler diventare un sorta di società segreta, di grosso partito, che si fonda sull’accordo tra più parti. Una cagna che partendo da Roma, consumi l’Italia intera e si faccia essa stessa Stato. Tutto ciò Autieri lo racconta con una scrittura feroce, mimetica, dando vita ad un romanzo che trova la più disarmante spiegazione nel suo emblematico sottotitolo: La presa di Roma.



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