I giorni in fila

I giorni in fila
“Dopo tutto quello che mi è successo, alla fine l'ho capito: nella vita vera quasi nulla va per il verso giusto. La vita vera non è un film, con un'unica trama, incastri perfetti e finali trionfanti. È più simile a quei sogni dove ci si affanna ad arrivare in orario alla stazione, ma manca sempre qualcosa: una volta la valigia, poi il biglietto e alla fine il treno se ne va senza di te. Una cosa non manca mai: la paura”. Sandra, giovane donna dai modi ruvidi e i tratti androgini, passa i suoi giorni soffocata da una rabbia nei confronti della vita la cui causa è da ricercarsi in un grosso fardello legato al suo passato familiare. Nonostante la riservatezza che caratterizza le sue giornate, Sandra è una donna fragile e forte, assente ma sensuale. Una figura femminile che ha costruito intorno a sé  una corazza fatta di distacco per evitare la sofferenza. Ma nonostante questa corazza, qualcosa in lei fa pensare che debba ancora scontrarsi coi propri demoni per ritrovare un equilibrio. La storia che si appresta a vivere ha come sfondo una città di mare della Liguria. Il 25 aprile, giorno della Liberazione, Sandra riceve un messaggio insolito: una busta con all'interno una pillola rossa. Da questo “contatto” la vita di Sandra cambia vertiginosamente: intimidazioni, pedinamenti, irruzioni nell'abitazione, sconvolgeranno la sua esistenza. Tutto questo sembra essere legato alla figura del padre, fuggito da anni in Provenza, e al nonno materno, vicepodestà fascista morto in un incidente che sembra essere stato omicidio. A Sandra non resta che una cosa: scavare nella storia della sua famiglia, consapevole che ogni elemento può essere pericoloso…
Il terzo romanzo di Andrea Garbarino, pubblicato a tre anni di distanza dal precedente Gli appartati, non si può raccontare. O meglio preferisco non farlo, se non per sommi capi. Si tratta di un libro al quale l'etichetta noir dovrebbe stare stretta, dal momento che è solo l'apparenza, la forma con la quale si presenta. Ma tale forma cela, grazie alla maestria dell’autore, una storia che può essere messa senza nessun imbarazza accanto ai migliori romanzi esistenziali degli ultimi anni. Nella quarta di copertina la sua scrittura è stata “raccontata” perfettamente da un recensore de “Il Riformista”, che ha scritto: “Movimentata e mescolata, la scrittura di Garbarino è simile al 'realismo sporco' sudamericano, dove regnano storie criminali e sfondi non più bucolici”. Non esiste migliore definizione per la scrittura di questo autore, ex giornalista che stupirà sempre di più, di romanzo in romanzo, critica e lettori. Un consiglio per tutti: da leggere.

Leggi l'intervista a Andrea Garbarino

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