I giovedì della signora Giulia

I giovedì della signora Giulia
«Nato per il delinquente, come il cacciatore per la selvaggina», eppure amante indefesso degli spaghetti, il sempre attivo commissario della cittadina di M. rinuncia a malincuore alla bontà quotidiana di quella indiscussa pietanza e, dopo una lunga mattinata in pretura, si appresta a incontrare il questore. Quel giovedì per Corrado Sciancalepre non si direbbe sia un giorno diverso dagli altri. Il prestigioso avvocato Esengrini, però, lo sta attendendo e l’eccezionalità della visita preannuncia già una certa curiosità. Nell’alta Lombardia sono soltanto le prime ore del pomeriggio. Giulia sarà prevedibilmente già a Milano. La giovane donna, della quale il signorile Esengrini sembra essere il vecchio zio e non invece il marito, è fuggita dal palazzo Zaccagni-Lamberti e il tran tran dei suoi giovedì appare essersi spezzato. Una querela per abbandono del tetto coniugale è quasi certamente il solo reato contestabile. La vicenda, malgrado ciò, è ancora poco chiara e bisognerà entrare nel pieno degli accertamenti. L’avvio dell’indagine per il rintraccio – Sciancalepre lo sa bene – non chiamerà in causa soltanto la minuziosa arte investigativa tesa alle ricerche ma anche una fine abilità nella comprensione di un ambiente familiare borghese di incerta serenità…
Seppure Giulia non si trovi più lì, la versione dei fatti è, con tutto ciò, verosimile? Un interrogativo sotteso ad una vicenda psicologica di indubbio coinvolgimento, costruita abilmente, inscenando le più sottili tecniche del poliziesco e ritraendo i chiaroscuri della provincia italiana degli anni ’50. Non è un mero caso che il romanzo giallo di Piero Chiara abbia ispirato uno sceneggiato televisivo, l’omonimo I giovedì della signora Giulia, andato in onda nel 1970. L’indagine narrata difatti è di per sé realistica - e ancora attuale peraltro - volta a smascherare presunte infedeltà interne alla coppia e, per di più, riferita al tema scottante della violenza sulle donne. I colpi di scena, del resto, non mancano. Le sorti di Giulia getteranno un’ombra sulla rispettabilità del consorte e coinvolgeranno in un secondo momento la figlia Emilia nonché una scia di abietti personaggi mossi da intenti che si riveleranno di cruciale interesse e i cui misfatti lasceranno a lungo arrovellare il lettore. «Dotato di un fiuto particolare», alla fine di questa storia, proprio alla fine, «cioè di quella speciale forma mentale che conferisce ai grandi poliziotti la possibilità di immedesimarsi nel delinquente», il dottor Sciancalepre tuttavia riuscirà a mostrarci la verità e i suoi inaspettati multiformi aspetti. 

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