I Goldbaum

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Dicono che i Goldbaum siano così ricchi da essere in grado di noleggiare il sole per brillare nelle giornate di pioggia. La loro casa d’altronde è sempre brillante di luce, anche di notte, per le grandi feste che vi vengono organizzate. E succede di tutto ai loro ricevimenti, compreso che nei saloni vengano liberati centinaia di cardellini liberi di volare sopra le teste degli invitati (con dozzine di cameriere extra, rispetto al tanto lavoro da fare per servire i commensali, con mansioni riservate al pulire gli escrementi che gli uccellini lasciano per tutto il pavimento, rigorosamente di marmo). Ovviamente i Goldbaum hanno voce in capitolo ovunque e non sono sempre ben visti. Lo stesso imperatore li detesta, ma deve sopportarli, perché proprio la famiglia possiede il suo debito... D’altronde sono i proprietari di una banca che porta il loro nome, perché tutti gli uomini Goldbaum sono banchieri, una dinastia di banchieri e di collezionisti. Mobili, quadri, grandi dimore, ville e castelli, gioielli, automobili, cavalli di corsa, ma soprattutto collezionano i debiti dei primi ministri. E poi c’è Greta Goldbaum, perfettamente in linea con le attitudini della famiglia, con l’unica differenza che lei colleziona guai, ma non smette di avere un posto speciale nel cuore del fratello Otto, tre anni più di lei che non ha mai dimenticato il momento della sua nascita, di quando scivolava nella stanza dove lei dormiva, eludendo la sorveglianza delle bambinaie che lo trovavano lì, a dormire sul pavimento invece che nel suo lettino...

Colpisce l’attenzione del lettore tutta una serie di particolari sulla vita dei ricchi nel periodo precedente la Prima Guerra Mondiale e sull’impatto che questa loro vita di sfarzi poteva avere sugli altri. Per esempio i tanti mendicanti che ricevono gli avanzi di cibo, tutti in fila per un pezzo di pane e un po’ di companatico, portati con delle ceste dalle cucine di casa Goldbaum; di sicuro anche l’addetto al percorso del Goldbaum Trans-Europe-Express, treno privato dove non manca nulla, in termini di stanze e confort, compresa una manovella che fa scorrere una cartina su una parete del vagone salotto, in modo tale che i passeggeri sappiano sempre quale paesaggio stanno attraversando, dove si trovano, cosa li aspetta; una carrozza per il pranzo che è una copia perfetta, pur se in miniatura della sala da pranzo dello chateau a Saint Pierre, con al massimo dodici posti rispetto ai quarantacinque dell’originale; il caffè che si prende in salotto, anche sul treno... Ma sono molte le cose che tengono incollati alle vicende di questa ricca e prestigiosa dinastia di ricchi ebrei, la cui definizione affascinante viene data dal rampollo della parte austriaca, da Otto, che parla proprio di “costellazione Goldbaum” e dei cinque figli “spediti in giro per l’Europa a fare fortuna”. Tutta la grande attenzione perché i matrimoni si celebrassero solo tra esponenti dei vari ceppi della famiglia, la grande collaborazione tra famiglie, il confronto continuo sulle mosse da compiere. Solo la Prima Guerra Mondiale è in grado di metterli uno contro l’altro, anche se solo in apparenza perché costretti dagli schieramenti differenti dei propri Paesi.

 


 

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