I guerrieri venuti dall’Est

I guerrieri venuti dall’Est

Andrej e Nejc si fissano l’un l’altro. Solo mezzogiorno? Impossibile. Era mezzogiorno meno un quarto tre ore prima. Andrej scuote la testa confuso, chiedendosi come abbiano potuto fare un errore simile. Ma si è trattato di un meraviglioso errore. La notizia infonde loro fiducia, non solo per quanto riguarda il raggiungimento della cima, ma anche perché così eviteranno un bivacco estremamente pericoloso. Mentre Nejc armeggia con la radio, ha notato le sue mani. Completamente bianche, insensibili e dure come il marmo. Preso dal panico le strofina, le scuote in aria e le sbatte contro le sue gambe. Infine torna la familiare sensazione di dolore del sangue che circola. Le dita sono ancora bianche, ma spera di poterle salvare. Sa anche però a questo punto che questo può essere il prezzo della cresta ovesta della montagna delle montagne, ossia il monte Everest, quasi novemila metri sopra al livello del mare. Anche se la nebbia è oramai impenetrabile e l’aria è letteralmente soffocante a causa della neve che cade copiosa, sono sicuri che non si perderanno…

La Slovenia, parte integrante della Jugoslavia fino al 1991, membro dell’ONU dal 1992, componente dell’UE dal 2004 e stato indipendente che adotta l’euro dal 2007, è una piccola repubblica, con capitale la bella Lubiana, classica città mitteleuropea, incastonata tra i monti: per gli appassionati della coppa del mondo di sci alpino è nota soprattutto per le splendide località di Maribor e Kranjska Gora, per aver dato i natali a Jure Košir, grande rivale di Alberto Tomba, e Tina Maze, e per la celebre fabbrica i cui materiali erano utilizzati dal più grande atleta del circo bianco di tutti i tempi, Ingemar Stenmark. Ma il mondo della montagna non è solo discesa libera e supergigante: l’alpinismo è uno stato mentale, una visione del mondo, una sfida, con sé e con la natura, una dimostrazione di forza e di rispetto per l’ambiente circostante. Quello sloveno ha vissuto una vera e propria età dell’oro, coincidente con il regime filosovietico, con tutte le distinzioni del caso, di Tito: che non prevedeva certo la libera circolazione al di qua e al di là delle frontiere, ma che formava atleti formidabili, come Silvo Karo, Janez Jeglic e Francek Knez, recentemente scomparso, detti “i tre moschettieri”, capaci di imprese che dessero lustro alla gloria della nazione in giro per il mondo, per esempio sulle impervie pendici dell’Himalaya. Il saggio è semplice, chiaro, lineare, interessante, approfondito, accurato, dettagliato, abile nel tratteggiare vividamente intensi ritratti umani, partecipe, divulgativo, pieno di foto, epico ma senza sterile retorica.



 

 

 
 
 
 

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