I ladri di cadaveri

I ladri di cadaveri
Firenze, XIX secolo. Un calesse col cadavere di un uomo decapitato alla guida viene rinvenuto davanti alla malfamata Osteria del Frate. Poche ore dopo una donna in stato confusionale si presenta al Commissariato con in un involto un macabro ritrovamento: una mano mozzata di donna. La polizia sta per iniziare le indagini quando giunge notizia di una testa mozzata ritrovata vicino all'Arno: c'è un maniaco omicida che gira per la città mutilando poveri sventurati? Il commissario Domenico Arganti, detto Lucertolo, deve risolvere il mistero alla svelta, prima che altri morti si aggiungano alla lista...
Il romanzo di Jarro, al secolo Giulio Piccini, fu pubblicato nel 1883 (quattro anni prima della pubblicazione della prima avventura di Sherlock Holmes) ed è un magnifico esempio di protogiallo con contaminazioni feulleiton. L'incredibile modernità del libro è dovuta in gran parte alla figura del protagonista, quel Lucertolo che sembra tirato fuori di peso da un thriller di nuovissima generazione: ambizioso, sagace, aggressivo, solitario, il poliziotto Lucertolo è chiamato a risolvere un mistero che nasconde altri misteri dentro di sé, come in un gioco di scatole cinesi. Dimenticato per più di un secolo, il lavoro di Jarro viene ora riproposto da Aliberti (a quando la riedizione delle altre avventure di Lucertolo?) con l'ausilio di un illuminante apparato critico. Una riscoperta che non può e non deve sfuggire a chi della letteratura del mistero e del crimine, soprattutto quella in costume, ha fatto la sua passione.

 

 

 

 
 
 
 
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