I ladri di libri di Timbuctù

I ladri di libri di Timbuctù
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Tripoli, 1825. L’esploratore inglese Alexander Gordon Laing parte da Tripoli per una missione leggendaria: diventare il primo europeo a cercare e trovare Timbuctù, mitica e mitologica città centraficana, sulla cui esistenza e sulle cui inestimabili ricchezze in Europa si discute e si favoleggia molto. Si dice, ad esempio, che i tetti delle case di Timbuctù siano ricoperti d’oro. Laing riesce nella sua missione, entra ufficialmente a Timbuctù in un caldo giorno dell’agosto 1826. Tuttavia, Laing non fa pervenire un resoconto dettagliato della leggendaria città, limitandosi soltanto a menzionare non meglio specificati «ricchi archivi cittadini». Agli europei rimane un bel po’di amaro in bocca. E allora la corsa alla ricerca di Timbuctù riparte, più competitiva che mai: inglesi e francesi sono i più accaniti di questa giostra rocambolesca. Timbuctù, 2012. I non meglio specificati «ricchi archivi cittadini» ‒ che con il tempo hanno rivelato contenere una mole preziosissima e imponentissima di documenti conosciuti come “manoscritti di Timbuctù” ‒ sono minacciati dalla furia distruttrice del gruppo jihadista AQIM (al-Qaeda nel Maghreb Islamico). Nel mondo si sparge la voce che tutto il ricco patrimonio scritto della città sia andato distrutto. In realtà tre coraggiosi quanto malcapitati bibliotecari si sono improvvisati eroi del momento, riuscendo a mettere in salvo e a nascondere i manoscritti...

Charlie English è un giornalista con “la fissa” per l’Africa. A diciotto anni comprò una macchina, ci caricò su un amico e partì dall’Inghilterra con la ferma intenzione di attraversare il deserto del Sahara. Una volta arrivati in Mali, ai due ragazzi prese il ghiribizzo di mettersi alla ricerca di Timbuctù, ma per una serie di motivi dovettero abbandonare il progetto e fecero ritorno a casa. English lavorava al “Guardian” quando nel 2013 apprese la notizia che i manoscritti di Timbuctù non erano stati dati alle fiamme dai jihadisti, ma erano stati messi in salvo da tre intrepidi bibliotecari. Da quel momento il giornalista non fece altro che cercare di vederci più chiaro. I ladri di libri di Timbuctù è il risultato della sua estenuante ricerca. La narrazione procede su due livelli: da una parte Charlie English ripercorre l’avventurosa storia delle esplorazioni che prese il via a partire dagli ultimi anni del 1700 con il fine di scoprire e documentare la meravigliosa Timbuctù; dall’altra il giornalista segue con il fiato sospeso l’eroica missione dei tre bibliotecari che diversi secoli dopo sono riusciti a salvare un patrimonio di valore inestimabile. La scrittura dell’autore è – per forza di cose – giornalistica: frasi secche e asciutte, molta cronaca, pochi discorsi diretti. La narrazione procede incalzante e diretta, coinvolgendo il lettore tanto nell’ambientazione passata (quella delle esplorazioni) quanto in quella contemporanea (quella dell’occupazione jihadista). Un reportage sui generis, con sfumature da romanzo d’avventura e precisione di cronaca da articolo di giornale.



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