I leoni di Sicilia

I leoni di Sicilia
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Siamo nell’ottobre 1799 a Bagnara Calabra. Una tremenda scossa di terremoto scuote le case svegliando tutti. Tintinnio di stoviglie, porte che iniziano a sbattere e poi le pareti che tremano e piano piano vengono giù calcinacci dal soffitto che raggiungono le persone che non sono ancora saltate via dal letto. Ignazio mette al riparo Vittoria, la nipotina orfana di nove anni, figlia del fratello. La fa mettere sotto il letto e poi cerca di imboccare il corridoio che sembra mobile e interminabile. Raggiunge la stanza del fratello Paolo. La cognata Giuseppina è già scappata a prendere il figlioletto Vincenzo che ha soltanto pochi mesi... Si ritrovano tutti e cinque al centro del cortile, abbracciati, la scossa non finisce mai. Superata la paura, eccoli scalzi, in camicia da notte e pigiama, infreddoliti, con l’umidità della notte che entra nelle ossa. Ignazio entra in casa a prendere le coperte, raccoglie ciò che può, si guarda intorno nello scempio che il terremoto ha fatto di pareti, mobili e suppellettili. Si fa il segno della croce davanti al Crocifisso dell’ingresso e torna in cortile. Appena in tempo, perché la terra ricomincia a tremare... E i ricordi si fanno vivi: già nel 1783 un altro terremoto, tra la Calabria e la Sicilia, ha devastato il territorio portandosi via migliaia di vite, i genitori di Giuseppina, Giovanna e Vincenzo Saffiotti, la madre di Ignazio e Paolo, Rosa Bellantoni e tanti altri di Bagnara. Tutto si risveglia, si guardano negli occhi e “parlano un’unica lingua, abitano lo stesso dolore” e tornano i ricordi più terribili...

Stefania Auci sostiene, parlando di questo romanzo, che è stato “un figlio molto esigente”, ma si può ben capire il perché. È la storia romanzata dei Florio e della città di Palermo, ci sono i Borbone e tutto il Regno delle due Sicilie, fino a Garibaldi e quel primo abbozzo di Regno d’Italia a far da sfondo agli eventi della famiglia, uno sfondo non certo immobile, anzi, di certo un po’ “impiccione”, perché si insinua, cambia, travolge la vita di queste persone decisamente fuori dal comune, che hanno segnato la loro epoca, mettendo un’impronta anche nel futuro della Sicilia. Personaggi solidi, quelli descritti, resi ancora più forti da un’onestà di fondo incrollabile che si estrinseca nella aromateria in costante crescita, affiancata da mille altre attività proficue e intelligenti che rendono la famiglia ricchissima (anche se non perderanno mai quell’identità dei loro inizi e se anche se ne dimenticassero, a Palermo gli altri commercianti non fanno che ricordarlo, tra invidia e gelosie nei loro confronti, mettendo in giro voci discriminanti dalle quali solo la saggezza li salva). Interessanti le figure maschili della famiglia Florio che mettono pazienza, dominio di sé e coraggio nel superare le difficoltà (comprese le angherie che devono subire da alcuni “scagnozzi”) e al tempo stesso interessanti anche le figure femminili, spesso testarde, a volte furiose (Giuseppina) con il destino che l’ha unita in matrimonio con il fratello sbagliato, avendo amato per tutta la vita quell’Ignazio Florio “creatura di vento”, ma costretto a essere soprattutto "uomo di terra e di denaro”. Altro aspetto trasversale e doloroso tra i protagonisti maschili è la difficoltà di confessare il proprio amore, anche se sono capaci, comunque, di farlo riconoscere, nonostante tutto.

LEGGI L’INTERVISTA A STEFANIA AUCI



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