I libri che divorarono mio padre

I libri che divorarono mio padre
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Questa è la storia di Elias Bonfim, dodici anni appena compiuti, e del suo mirabolante viaggio alla ricerca del padre che credeva morto di infarto, ma che in verità si è perduto dentro a un libro. Vivaldo Bonfim, per necessità impiegato all’Agenzia delle entrate, non pensava che ai libri (libri e ancora libri!) che leggeva di nascosto durante le ore di lavoro. Il giorno del suo compleanno, la nonna svela la verità al piccolo Elias mostrandogli la soffitta dove il padre, prevedendo la sua sorte, aveva rinchiuso tutti i suoi libri. Ed è sulla sedia a righe del papà che il bambino incontra L’isola del dottor Moreau, dentro il quale è scomparso suo padre. Deciso a ritrovarlo, si lascia divorare dalla storia. Non sono i personaggi ad uscire dal libro ma è lui ad entrare nel loro mondo, sulle tracce del padre che sembra a sua volta cercare in quelle trame e in quei personaggi qualcosa di particolare. Tornare alla realtà, e quindi smettere di leggere, è sempre un problema: fa far tardi a cena, si finisce in punizione e la soffitta rimane chiusa per una settimana. Ma i libri, appoggiati uno accanto all’altro sullo scaffale, sono universi paralleli e Elias, appena può, ne viene divorato e vi entra con sempre più smania. Ad attenderlo ci sono Argo, un cane nero che potrebbe essere Edward Pendrick e il signor Hyde oramai non più dottor Jeckyll e soprattutto c’è Raskolnikov, il protagonista di Delitto e castigo che Elias incontra in una stanza buia, al lume di candela e che gli racconterà la sua storia terribile, strettamente legata a quella di suo padre. Una storia strana che ha a che fare anche con un elefante e un gruppo di ciechi che, toccandone ciascuno una parte diversa, non riuscirà mai a comprenderlo del tutto e, ognuno a suo modo, ne conoscerà solo piccola una parte. “E noi, caro Bonfim, ricordiamo le cose come ciechi che toccano un elefante”…

Questo libro mi è letteralmente saltato addosso. Che volesse divorarmi non c’è dubbio, che io mi sia lasciato mangiare è altrettanto vero. E ne sono felice. La storia di Elias è magica, tanto quanto la capacità del padre di farsi divorare dai libri (per una volta non è il lettore a divorare un libro ma il contrario), e il viaggio del bambino coraggioso alla ricerca del papà è anche un viaggio attraverso alcuni dei romanzi più importanti nella storia dell’uomo. Commovente quanto tragica è anche la storia di Bombo, amico grasso e goffo di Elias, che al compagno di classe racconta storie cinesi, e che come Elias è innamorato della bella Beatriz (nome non casualmente dantesco). “Tu, che sei il mio migliore amico, dimmi onestamente: credi che io abbia qualche possibilità?” Gli domanda Bombo. “Ma come avrebbe potuto una farfalla amare un essere che pesava più di tanta letteratura russa?” si chiede Elias. Di amore, in questo libro si parla. Di amore per i propri genitori, per le parole, i libri, i personaggi e per le trame avvincenti. Si narra di un amore incondizionato e ricambiato con la fantasia che genera altra fantasia. E anche voi amerete questo libro, ve lo garantisco; per la sua atmosfera da biblioteca di Babele, a proposito anche Borges naturalmente fa parte dell’elenco di autori; per il suo spirito avventuroso e per quella sua capacità di farvi camminare accanto a Elias e ai personaggi che via via incontrerà. Qualcuno gli dirà: non puoi fare come il barone rampante e non scendere più dagli alberi. Tornare alla realtà è necessario certo ma, attenzione, potrebbe essere più semplice vivere dentro a un romanzo. E poi, alla fine e per dare una risposta a Bombo: per non far del male a qualcuno a cui si tiene, gli direste la verità oppure gli raccontereste una bugia, seppure a fin di bene?



 

 

 

 
 
 
 

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