I limiti dell'interpretazione

I limiti dell'interpretazione

Un libro e il suo critico: un complesso rapporto odio-amore, condivisione-disapprovazione che sfocia in giudizi talora calzanti, talora talmente campati per aria da far dubitare della sanità mentale del critico in questione. Roboanti etichettature, rimandi a fonti sconosciute, anagrammi e acrostici celati in testi poetici - senza pensare che il nostro alfabeto ha solo 21 lettere e le combinazioni, seppur tante, alla fine quelle restano - occulti significati che nella maggioranza dei casi neppure l’autore sa di nascondere…un dispendio inutile di energie interpretative che bisogna in qualche modo arginare. Soluzione? Un’economia della lettura che, a prescindere dalla già assodata infinitezza delle possibili interpretazioni, riesca a individuare quelle palesemente e apertamente sbagliate; se scegliere con certezza quelle buone resta praticamente impossibile, è pur lecito eliminare quelle inaccettabili...
Se in Opera aperta Umberto Eco discute dell’allargamento della libertà interpretativa, in questa raccolta di saggi - tutti risalenti alla metà degli anni Ottanta - cerca di ridimensionarla. La questione è introdotta da un’accurata panoramica dei principali studi letterari sul tema, assai utile per non addetti ai lavori, a cui segue una sezione più ostica sul problema della cosiddetta “semiosi ermetica”, in parole povere questa maledetta concatenazione di sensi e significati che fa perdere critici e lettori nel vortice delle interpretazioni. Finalmente Eco entra nel vivo del problema e lo fa corredando la trattazione con esempi concreti di pedanteria interpretativa, uno per tutti, il caso di una traduttrice russa de Il nome della rosa che attribuisce al suo romanzo una fonte sconosciuta persino a lui stesso! Conclude il lavoro con nozioni su semiosi, semiotica e concetto d’interpretazione-insomma, sarebbe meglio cominciare questo libro dalla fine! Ennesimo testo di rottura del nostro Umberto Eco, I limiti dell’interpretazione è prima di tutto un monito a tutti quei critici tritatutto perché si rendano conto che la loro altissima e rispettabilissima interpretazione non è altro che una delle tante possibili e accettabili.

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