I Middlestein

I Middlestein
Edie e Richard, sposati da quasi quarant’anni, hanno messo su una solida famiglia della middle class di Chicago. Brillante avvocato lei, farmacista lui, condividono l’impegno nella sinagoga del quartiere e hanno due figli ormai adulti, Robin - donna indipendente e spigolosa, che ha un amico amante con il quale non riesce a risolversi in una storia più impegnativa - e Benny, sposato con Rachelle e padre di due gemelli, Emily e Robin. Fervono i preparativi per la grande festa del b’nei mitzvah dei due gemelli, un evento al quale Rachelle, perfezionista e un po’ nevrotica, dedica molte energie, al pari della missione di cui si è auto investita: salvare la suocera, Edie, dal suo appetito autodistruttivo. E sì, perché Edie, donna corpulenta, alta più di un metro e ottanta, non mangia, ma divora in modo ripugnante e incoercibile quantità enormi di cibo insalubre; è una grande obesa, diabetica e votata alla fine per cedimento strutturale rapido e progressivo. Eppure, sembra che ciò non la riguardi affatto. Non la riguarda neanche lo sforzo del marito che, infine, stanco di vivere accanto a una donna che ha occhi e bocca solo per il cibo, che non mostra attenzioni per sé e per chi le vive accanto, sceglie la fuga, in cerca di un nuovo inizio, di conforto, di un corpo di donna da potere accarezzare e amare. La separazione dei coniugi Middlestein ha un effetto deflagrante sulla famiglia, scricchiolano le pareti del tempio che sembrava saldo: dalle fessure fuoriescono emozioni e sentimenti già noti, senso di colpa e d’impotenza, rabbia, rancori e voglia di fuggire da un presente che non è come lo si era immaginato, nonostante le ottime premesse…
Jamie Attenberg sbarca in Italia grazie alla Giuntina, cui si deve l’edizione italiana di questo romanzo pubblicato negli States nel 2012 che ha fatto molto parlare di sé. Il libro ha un’originale struttura declinata secondo il progressivo aumento di peso della protagonista, Edie, e la sua intrattabile dipendenza dal cibo. Ad ogni step, viene introdotto il punto di vista di uno dei personaggi co-protagonisti: tutti, comunque, vittime di un’ossessione, capelli che cadono, perfezionismo, alcol, fragilità e affanni che l’autrice traccia con pennellate leggere, ma evocative. Il vortice generato dalla malattia di Edie attrae nel suo gorgo i racconti di una famiglia, ma anche degli amici di una vita e lascia che si intreccino i fili di un’esistenza, quella di Edie in primo luogo, in cui il cibo è una chiave di lettura degli eventi. “Il cibo era fatto d’amore e l’amore era fatto di cibo”, così è per la piccola Edie, che a cinque anni è già un concentrato di carne, solida e piena; è rifiuto e assenza di gioia per la giovane studentessa Edie, incapace di accettare la malattia del padre; è un riempitivo destinato ad uccidere la signora Middlestein, moglie, madre e affermato avvocato che, tuttavia, crede di avere perso se stessa e il proprio ruolo nel mondo, incapace di riconoscere in esso segnali di luce. I Middlestein non è un romanzo sulla bulimia o sulla sindrome metabolica: il cibo è solo una metafora per raccontare l’esistenza attraverso il linguaggio delle ossessioni e dei conflitti irrisolti che condizionano l’esistenza e le relazioni, fino alle estreme conseguenze.

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