I milanesi ammazzano al sabato

Milano, anni ‘60. Amanzio Berzaghi è per l’ennesima volta in commissariato ad implorare affinché ritrovino la sua bambina: il commissario di quartiere gli risponde sempre di non preoccuparsi, che faranno le dovute ricerche e intanto il tempo passa e sono trascorsi cinque mesi da quando Donatella è scomparsa. Duca Lamberti lo ascolta con attenzione, rimanendo però perplesso quando Amanzio gli rivela l’età di sua figlia: ventotto anni. Ventotto anni? Allora la giovane è scappata con un innamorato, trovata la soluzione! Amanzio spiega che non è possibile: sua figlia ha problemi mentali, ragiona come una bambina di sei anni, gioca con le bambole e i pupazzi. La ragazza però è bellissima, statuaria, per cui il padre disperato ha una sua convinzione: l’hanno rapita per portarla in un bordello e farla prostituire. Lamberti, che ha una personale avversione per i magnaccia, che chiama “pappa”, prende a cuore il caso e promette al povero Amanzio che farà di tutto per ritrovare sua figlia. Qualche giorno dopo, intorno alle 22.30, Berzaghi riceve la visita di Duca e del suo collega Mascaranti. Le notizie che i poliziotti portano non sono buone: Donatella è stata ritrovata morta…

Duca Lamberti non si dà pace: la visione del corpo della povera Donatella in obitorio lo tormenta e lo tormenterà fino a quando non avrà trovato gli assassini. Batte tutte le strade Lamberti, facendosi aiutare anche da quel verme di Salvatore Carasanto, il più famoso magnaccia di Milano. Inizia la discesa negli inferi per l’investigatore, accompagnato da Mascaranti e dalla sua Livia che gli fa da autista. Tutte le strade portano alla Milano dei bassifondi, quella delle prostitute sfruttate e umiliate, dove qualcuno ha pensato bene di usare e uccidere una ragazza con demenza e in più ninfomane, non per colpa sua, ma della malattia… I milanesi ammazzano al sabato è il quarto e ultimo romanzo, che vede protagonista Duca Lamberti, l’investigatore nato dalla penna di Giorgio Scerbanenco. Lo stile inconfondibile dell’autore e la sua scrittura severa ma lineare rendono la lettura scorrevole e vivace. I milanesi ammazzano al sabato è la narrazione di una storia forte, di un rapporto padre-figlia che rasenta la morbosità e dell’urlo silenzioso della più feroce delle sofferenze che un genitore possa sopportare. La potenza dei sentimenti espressi in questo libro si ritrova tutta nella trasposizione cinematografica dell’opera, un film del 1970 intitolato La morte risale a ieri sera . Una ricostruzione fedele della storia, che riprende esattamente la descrizione perfetta e minuziosa della Milano dei ghetti di Scerbanenco, non risparmiando marcio e sofferenze. Un romanzo che nella sua originalità ha contagiato anche il mondo della musica: nel 2008 gli Afterhours, hanno omaggiato l’opera, dando al loro album lo stesso titolo del libro. Ne I milanesi ammazzano al sabato lo scrittore fa riferimento al tema della patologia mentale già trattato ne I ragazzi del massacro e a quello della prostituzione già affrontato in Venere privata : la sua penna poliedrica e singolare riesce a dare a quest’ultima opera in cui vive Lamberti, un taglio originale che porta il nome di Amanzio Berzaghi. Il padre di Donatella è un uomo distrutto dal dolore, pronto a vendicare la sua bambina. Scerbanenco riversa la sua conoscenza della Milano degli anni ’60 tutta su Amanzio, rendendolo profondamente milanese: la vendetta sì, ma solo di sabato, quando non si lavora.



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