I miserabili

I miserabili
In seguito a un’amnistia, Jean Valjean torna in libertà all’età di quarantasei anni, dopo averne trascorsi diciannove nel bagno penale di Tolone, per aver rubato un pezzo di pane e per aver tentato di evadere innumerevoli volte. Sconsolato dai continui rifiuti di aiuto e affaticato per il lungo vagabondare, giunge una sera di ottobre del 1815 nel borgo provinciale di Digne, dove viene finalmente sfamato e ospitato nella residenza dell’anziano Monsignor Myriel, uomo mite e compassionevole. Tuttavia, nel corso della notte, l’ex galeotto non resiste alla tentazione di sottrarre alla mensa le posate d’argento e di darsi alla fuga. Ma viene riacciuffato dai gendarmi con la refurtiva e ricondotto la mattina successiva dal vescovo. Questi, in maniera del tutto inattesa, lo scagiona sostenendo la pietosa menzogna di avergliele regalate. Inoltre gli offre una somma di denaro e lo esorta a intraprendere un percorso di riscatto e di redenzione. Jean Valjean si trasferisce a Monteìreuil-sur-Mer, dove assume il nuovo nome di Monsieur Madeleine e avvia un’attività imprenditoriale. Ma l’uomo non dimentica le sue umili origini: assume atteggiamenti di benevolenza verso le persone più indigenti e di aperta protezione nei confronti di Fantine, una povera ragazza madre costretta a prostituirsi per sfamare la figlia Cosette. E se la cittadinanza ne apprezza i gesti nominandolo sindaco, l'ispettore Javert -  che aveva prestato a suo tempo servizio come secondino nel penitenziario di Tolone - inizia invece a nutrire sospetti sulla reale identità dell’uomo…
Con Victor Hugo – nato a Besançon nel 1802 e morto a Parigi nel 1885 - per la prima volta compare sulla ribalta delle grandi opere letterarie una categoria sociale fino a quel momento ignorata e disdegnata: quella dei miserabili. Una povera umanità, più sventurata che colpevole, costituita da avanzi di galera, straccioni e canaglie dei bassifondi e delle fogne di Parigi. Un sottoproletariato urbano di reietti che vivono ai margini del consorzio civile, da cui vengono risospinti impietosamente nella loro condizione di miseria e abiezione ogni qualvolta tentano di redimersi. Il romanzo, che vide la luce nel 1862, rispecchia le condizioni della Francia alla metà del secolo XIX, un paese in pieno sviluppo economico e tuttavia scosso da profonde ingiustizie sociali, in cui la rivoluzione industriale aveva consegnato le classi popolari allo sfruttamento e all’arbitrio incondizionato del ceto borghese. Influenzato dalle ideologie umanitarie e democratiche dell’Ottocento che si andavano diffondendo in tutta Europa, l’illustre scrittore francese ci consegna un romanzo concepito come una grandiosa epopea popolare, ricco di descrizioni, di molteplici e contrastanti aspetti della Parigi Ottocentesca e di suggestioni di stampo romantico. Ma anche un libro che contiene pagine di incomparabile bellezza, in cui Victor Hugo commuove il lettore per la sua straordinaria passione per l’uomo e per le sue sofferenze, per quell’ansia di cercare e di scovare in ogni essere umano, anche il più ignobile, le ragioni della pietà.

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