I misteri del Far West

I misteri del Far West

Wendigo e Yenaldooshi sono mostri che appartengono al folklore e al mistero del Far West. I primi hanno un corpo estremamente magro e si nutrono di carne umana, mentre i secondi – chiamati anche Skinwalker – sono in grado di assumere la fisionomia di vari animali, tra cui il coyote, ma anche di un uomo. I familiari possono avere a malapena il tempo di rendersi conto che un loro caro rincasando ha un comportamento anomalo, perché appare eccessivamente taciturno e cammina con la testa bassa come se fosse assorto nei suoi pensieri, poi il terribile mostro si manifesta per ciò che è. Wendigo e Yenaldooshi erano spesso presi come capri espiatori dai nativi nordamericani di fronte alle vicende più tragiche, come fecero i Navajo quando furono condotti dai bianchi nella riserva… I vampiri del Nuovo Mondo hanno caratteristiche molto diverse dai loro cugini europei. Intrappolati nelle proprie tombe, anche se non sono in grado di liberarsi possono stroncare le vite delle persone facendo insorgere terribili malattie e, secondo le leggende a loro dedicate, l’unico modo per porre fine alla maledizione dei vampiri è riesumarne i corpi e decollarli. Del resto la profanazione dei cadaveri anche per favorire gli studi medici e anatomici era frequente nel vecchio West. Tra i più noti “professionisti” di questa squallida attività il becchino mormone Jean Battiste, che fu scoperto solo quando i parenti di una sua vittima ne richiesero il cadavere per trasferirlo in un altro cimitero. Battiste fu esiliato su un isolotto ma nessuno sa se riuscì a fuggire… Una delle abitazioni più straordinarie della storia del Far West è la casa che fece costruire Sarah Winchester, discendente dell’inventore dell’omonimo fucile che era in grado di sparare quasi venti colpi a ripetizione. Una struttura di sette piani di dimensioni mastodontiche, con un numero strabiliante di locali e già dotata di fondamenta mobili per sopportare le vibrazioni di un terremoto. Ma malgrado tale accorgimento, la casa crollo in parte sotto una poderosa scossa sismica, con il risultato che rimasero in piedi solo quattro piani. Al suo interno vari particolari architettonici fanno riferimento al numero tredici; ad esempio sono tredici gli scalini di molte delle innumerevoli rampe. È solo una delle tante stranezze di un edificio tutt’oggi avvolto nel mistero, eccentricità che per molti dimostrerebbe l’interesse della proprietaria per l’esoterismo e gli eventi paranormali, al tempo tematiche di grande interesse in Europa e negli USA…

Classe 1982, Gian Mario Mollar si è laureato a pieni voti in filosofia all’università di Torino discutendo una tesi sul Neoplatonismo magico. Interessato alla storia e al folklore dei popoli nativi del Nord America, tra le sue collaborazioni ricordiamo i contributi per il sito farwest.it, un archivio dove scoprire curiosità sulle vicende della frontiera americana dai personaggi più caratteristici alle armi e alle numerose battaglie. Nella sua opera Mollar ripercorre la storia del Far West attraverso personaggi appartenenti alla cultura delle popolazioni native, ma anche in base a credenze frutto dell’immaginazione o della superstizione e a vicende che hanno lasciato un segno indelebile, spesso arricchite di componenti fantastiche. Capitolo dopo capitolo il lettore è trascinato in un universo storico e antropologico dove impara a conoscere la cultura di un popolo che ha lasciato il segno non solo nei film western, ma anche nella realtà legandosi alla mitologia di civiltà a esso lontane nel tempo e nello spazio. A iniziare dall’impresa di Lewis e Clark, che nel loro vagare hanno cercato di dare un nome e una spiegazione a fenomeni naturali allora incomprensibili, o ai ritrovamenti in molti siti archeologici dei resti di uomini giganti che in alcuni contesti avrebbero persino potuto governare sugli uomini comuni. Su quest’argomento l’autore ci stupisce affermando che tali esseri sarebbero addirittura stati citati da Abraham Lincoln in un suo discorso del 1848 ad Albany sulle Cascate del Niagara. Ma Mollar non manca mai di dare ai misteri motivazioni razionali, come nel caso del ritrovamento delle ossa dei giganti che altro non sarebbero se non ossa di animali di grosse dimensioni come gli orsi, o quando spiega che i boati avvertiti da Lewis e Clark hanno una dimostrazione scientifica nei vuoti che si creano tra masse di aria calda e fredda, dove il rumore dei tuoni viaggia a una velocità superiore a quella del suono. La scienza e la razionalità hanno il ruolo di mantenerci con i piedi per terra, ma nella narrazione avvincente dell’autore non distolgono dall’interesse per un universo fantastico, in cui Mollar introduce il lettore con la speranza che con il tempo voglia saperne di più sulla cultura e lo spirito della frontiera americana.



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