I mondi di Star Wars

I mondi di Star Wars

Siamo animali sociali, siamo fatti per raccontare e raccontarci. L’essere umano ha bisogno di narrazioni. Ha necessità di ascoltare ripetutamente la storia del mondo. Storia che è, indirettamente, anche la sua. Ciò fa parte di un processo di costruzione e rafforzamento dell’identità. Un processo che in primo luogo, prima ancora che all’individuo, appartiene alla specie di cui esso fa parte. Se all’animale, almeno per quanto le nostre attuali conoscenze ci consentono di poter sostenere, è sufficiente il semplice fatto di esistere, all’intelletto umano serve motivare in qualche modo la propria esistenza. Insomma, per dirla con Cartesio, “Ego cogito, ergo sum, sive existo”. Millenni prima di lui, della scienza e del metodo scientifico alla base della modernità, però, sono il mito e la religione a prendersi la briga di dare una spiegazione, a fornire un significato all’esistenza, a dare all’uomo un posto nel mondo. Forme di narrazione epica destinate a codificare archetipi. Nei tempi pre-scrittori, andando a ritroso di oltre 5000 anni, si può vedere come il sapere, la tradizione, gli usi e i costumi vengano tramandati oralmente: le persone al centro di questo processo sono, da un punto di vista schiettamente sociologico, gli anziani. Di volta in volta anche investiti di ruoli più specifici: stregone, sciamano, indovino, guaritore, cantastorie, griot, bardo itinerante. In tal senso, il sapere tramandato costituisce il presupposto per l’identità culturale di una comunità, fondata, all’epoca, per lo più ancora sui legami di sangue…

Il sostrato di riferimento è, come al solito in questi casi, elevato: solo per fare qualche esempio, la mitologia classica, la filmografia di Kurosawa, l’eterna lotta fra il bene e il male – e le domande esistenziali e sempiterne che ne conseguono – che viene declinata sotto numerosi punti di vista. Tutto avviene in una galassia immaginaria, in un’epoca non precisata, in un universo popolato da uomini e altri viventi di ogni provenienza, dove ci si muove rapidamente tramite astronavi e robot e droidi si occupano di molteplici faccende: la saga ha inizio nel 1977 con il primo film, Guerre stellari, sottotitolato però curiosamente in maniera retroattiva Episodio IV – Una nuova speranza. Nel 1980 c’è L’impero colpisce ancora, nel 1983 Il ritorno dello Jedi: poi, nel 1999, George Lucas, 76 anni da compiere, produttore, sceneggiatore, imprenditore, montatore e soprattutto regista (ha solo ventinove anni quando fa conoscere al mondo American graffiti) cui si deve questa redditizia idea, una delle sue tante (vi dice nulla il nome Indiana Jones?), un vero e proprio franchise, l’epopea fantascientifica per antonomasia, che ha scolpito memorabili monumenti dell’immaginario collettivo, decide di girare una trilogia prequel, facendo uscire, come d’abitudine a distanza di tre anni l’uno dall’altro La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith. Nel 2012 la Walt Disney compra i diritti della saga, e quindi abbiamo Il risveglio della Forza, Gli ultimi Jedi, L’ascesa di Skywalker, in alternanza con gli spin-off Rogue One: A Star Wars Story e Solo: A Star Wars Story. Ma non finisce certo qui: i livelli di lettura sono numerosi, le interpretazioni varie e talvolta persino contraddittorie. Un argomento ampio di cui Ghisolfi, regista, animatore, docente e saggista, prendendo le mosse dal concetto di rete, che ha cambiato nel tempo il mostro modo di comunicare, fa un’esegesi molto colta, raffinata, sorprendente, approfondita, evocativa sin dal sottotitolo – Mistica Jedi e sociologia della Forza dentro e fuori la Cortina di ferro – e divulgativa capace di interessare senza dubbio anche chi non sia particolarmente esperto o appassionato del genere, raccontata con uno stile piano e accessibile, connotato da una grande leggibilità.



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