I pazienti del Dottor García

I pazienti del Dottor García
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Madrid, 1936. Le truppe falangiste invadono la città. Mentre le sorti politiche della Spagna e dell’Europa sono appese a un filo, ogni abitante è chiamato a decidere da che parte stare. O sei con Francisco Franco o sei rosso, qualunque sia la tua posizione hai l’obbligo di denunciare chi non è come te, di negare loro amicizia, ospitalità, di smettere di considerarli umani. Guillermo García Medina si è interessato poco di politica, fino a quel momento. Ha imparato dal nonno, che fino all’ultimo giorno ha giocato a scacchi con Don Fermin a dispetto delle idee opposte. Anche tra lui e Amparo, la bella e sfacciata nipote di Fermin, scatta qualcosa che mette da parte la politica. È lei che Guillermo chiama quando gli viene chiesto di praticare la prima trasfusione prelevando sangue da una persona fidata, prima di iniziare con i feriti veri, le vittime della guerra civile. Tra questi c’è Manolo Arroyo Benítez, spia poliglotta che ospiterà in casa sua e di cui diventerà amico. Anni dopo, quando il franchismo costringe Guillermo a nascondersi, cambiando identità e mestiere, Manolo lo contatterà per unirsi a un’impresa tanto importante quanto pericolosa: stanare l’organizzazione che da Madrid, ultima roccaforte delle dittature d’Europa, aiuta i gerarchi nazisti a fuggire in Sudamerica, mentre la NATO è troppo impegnata a combattere il comunismo russo per dar loro peso...

Il confine tra finzione e memoria è delicatissimo. In questo libro ci sono oltre 200 personaggi, per la maggior parte realmente vissuti: una matassa di cui spesso si perde il filo, tanto più perché i protagonisti cambiano nome e identità una, due, tre volte, talvolta queste false identità se le scambiano come carte in un mazzo. Almudena Grandes ha però una maestria invidiabile nel tenere le fila, nel dare il giusto peso a tutti i mondi narrativi che tocca. Perché I pazienti del Dottor García è molto più di un romanzo: è lo strumento che l’autrice ha scelto per ringraziare chi ha combattuto per la democrazia nel suo Paese, per ricordare a noi che se oggi godiamo di piccole o grandi libertà è perché tempo fa molte persone hanno lottato, hanno resistito. Persone il cui nome e le cui storie sono sepolte con loro, nelle fosse comuni disseminate per tutta la Spagna. Il fascismo la governò dal 1939 al 1975: è una porzione di storia che si tende a dimenticare, che i libri di testo ci insegnano per frammenti. C’è un legame irrisolto con il passato. Chi fa letteratura ha l’opportunità di farsene carico, di colmare i vuoti e aiutarci a interpretare sotto una luce diversa le molte complessità e silenzi del nostro presente.



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