I pensieri di Braciola

I pensieri di Braciola
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Braciola da ragazzo si fa amico di Rimorchio, che è chiamato così perché fa il camionista ed è un tipo rude, simpatico, ma soprattutto con la fama di grande amatore. Durante le vacanze scolastiche Rimorchio fa spesso montare Braciola sul camion e se lo porta in giro per l’Europa per i suoi trasporti di carne macellata. Braciola un giorno mi ha raccontato che un giorno in cui sono fermati alla stazione di servizio vicino alla frontiera: lui, Braciola, ha segnalato a Rimorchio ‒ per fare il grande e ingraziarsi le sue simpatie ‒ le procaci forme della sensuale benzinaia. Al che Rimorchio gli ha risposto, ma in dialetto: “Ma sì, nei giorni feriali, dopo mangiato, in piedi, due colpetti glieli si potrebbero anche dare”… Braciola pensa: in arte niente nasce dal niente, tutti copiano. Quindi, per scrivere un bel romanzo la tecnica è facile: basta copiare da uno che ha scritto dei bei romanzi. Per esempio, Luigi Malerba… Braciola pensa: ma se i fagioli fossero rari come il caviale o il tartufo, la pasta e fagioli diventerebbe un mangiare da re?... Braciola pensa: chi brontola perché c’è troppo traffico è sempre in giro in automobile…

Non è semplice definire attraverso le normali categorie questo libro che si legge con lo stesso gusto che dà un bicchier d’acqua quando si muore di sete: perché verrebbe da definirlo un romanzo tout court, data la solidità strutturale totale, ma è come se in realtà ogni capitolo, o meglio paragrafo, fosse una storia a sé, un racconto breve e preciso, benché al centro ci sia sempre lo stesso protagonista, Braciola. L’andamento è modulato e melodioso, armonico ma non esattamente lineare, lo stile sentenzioso, ogni capoverso è come un aforisma, un momento di trascurabile felicità, per parafrasare un altro autore. Non poteva dunque esserci titolo più esatto per questo libro che è davvero la raccolta di pensieri, liberi di associarsi e rincorrersi, saltando un po’ dappertutto, di palo in frasca, di un personaggio che è l’incarnazione del vocabolo “gaudente”: lavora all’azienda dei trasporti e spesso si ritrova al bar aziendale a parlare con il suo miglior amico, tra lambrusco, mortadella e salame. Insomma, un oratore da osteria. Aldo Gianolio, autore, batterista, jazzista, sembra riportarci indietro nel tempo, all’epoca della coscienza civica e sindacale, delle grandi manifestazioni, della provincia sana e meno contaminata, non solo dall’inquinamento, ma anche, per non dire soprattutto, dall’arrivismo, attraverso la delicata, variegata, divergente, trascinante elegia di un uomo che rappresenta tutta quella umanità irriverente e quella purezza disarmante che il nostro mondo ha perso.



 

 

 
 
 
 

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