I pesci dell'amarezza

I pesci dell'amarezza
Attraverso attività banali e quotidiane come la cura dell'acquario, un padre cerca di non piegarsi alla disperazione che si è impossessata della sua famiglia dopo l'attentato terroristico che ha reso invalida la sua unica figlia, privandola della voglia di vivere e di essere felice... Maria Antonia, vedova di un poliziotto ucciso dall' Eta, deve abbandonare con i suoi bambini il paese in cui vive in seguito a minacce ricevute da alcuni vicini... Dopo pesanti accuse di collaborazionismo con la polizia nazionale, un uomo soccombe davanti all'ostracismo cieco da parte delle stesse persone che fino a poche ore prima erano i suoi vicini, i suoi amici, la sua famiglia... Un ragazzo arrestato e condannato per attentati terroristici tenta di non impazzire in un carcere di massima sicurezza... Una madre è costretta a lunghi viaggi per visitare il figlio detenuto per terrorismo... Un ragazzo non riesce più ad entrare in un cinema da quando assassinarono davanti ai suoi occhi il padre, proprio mentre si accingevano a comprare il biglietto...
Siamo nei Paesi Baschi, una realtà forse da noi ancora poco conosciuta  nella quale si sviluppano dieci  storie di “ordinaria” sopravvivenza, nate dalla penna dello scrittore basco Fernando Aramburu. Il comune denominatore è un tema poco affrontato nella letteratura spagnola contemporanea: il destino di lotta e sofferenza che insegue chiunque si accosti al terrorismo (in questo caso basco, ma potremmo estenderlo ad ogni attività terroristica internazionale): sia le vittime che carnefici. Ci siamo mai chiesti quali siano le conseguenze che gli atti terroristici hanno sulla gente? Non stiamo parlando solo delle vittime dirette, ma soprattutto delle persone che indirettamente vengono colpite: com'è la vita di una famiglia dopo la morte del padre o un figlio in un'attentato? E quella di una madre il cui figlio ha programmato quell'attentato? Non è proprio possibile conciliare la fedeltà ad una ideologia politica impregnata di violenza ed i sentimenti innati in ogni uomo come l'amore,  l'amicizia, il rispetto, la convivenza civile? Queste sono solo alcune delle domande che non possiamo fare a meno di porgerci una volta terminata la lettura. Sì, perché puntano dritto al cuore gli eventi narrati da Aramburu, che in ogni racconto adotta espedienti narrativi  inusuali  per avvicinarsi  ed avvicinare il lettore  in modo sempre diverso ai personaggi : la lettera (in “Relazione da Creta”), la prospettiva di un famigliare (in “I pesci dell'amarezza” e “Maritxu”), il testo teatrale (in “Dopo le fiamme”) fino ad arrivare alla prospettiva esterna onnisciente in “Nemico del popolo”. A questi espedienti su aggiunge un tono narrativo colloquiale, preso in prestito dalla vita quotidiana ed arricchito da elementi dialettali, volgarismi, parole in basco: il risultato finale è una personalizzazione dei protagonisti principali portata all'estremo. Il lettore vede quello che vede la voce narrante, entra nella sua testa, percepisce le sue pene, è partecipe e forse arriva a condividere le sue idee, ma la forza di questi racconti è che nonostante questo, sempre viene lasciato aperto uno spiraglio per il dubbio, la domanda, lo sconcerto. Aramburu non vuole spiegare le origini del conflitto nei paesi baschi,  non fa né date né nomi, i protagonisti non sono grandi ideologhi del terrorismo basco,o personaggi politici illustri, ma persone comuni, che diventano vittime senza colpa o carnefici quasi increduli in un'assurda lotta che non guarda in faccia a nessuno. Da un lato l'autore da voce a tutte le vittime del terrorismo denunciando la loro emarginazione, prima e dopo aver subito la violenza, la negazione della loro umanità in funzione del loro “ruolo” di nemici della causa nazionalistica basca, in nome di un'unanimità ideologica tanto cieca quanto spietata. Dall'altro, in racconti come “Maritxu” e “ Colpi sulla porta” riesce a farci capire la prospettiva ideologica più vicina al terrorismo, e ci si rende conto di  quanto sia stato efficace il lavaggio del cervello perpetuato da generazione a generazione e di quanto diventi assurdo di fronte alla mostruosità del dolore causato. Aramburu lascia il lettore  incredulo, a tratti senza fiducia nei confronti dell'umanità in generale. Ma la sentenza non è stata ancora emessa: il  racconto che chiude l'opera è  depositario di un messaggio di pace ed un invito a deporre le armi. Solo attraverso un profondo esame di coscienza e l'ammissione delle proprie colpe, si può intravedere una  speranza per il futuro grazie alla riconciliazione e al perdono. Un libro straconsigliato che non lascerà il lettore indifferente: dieci racconti brevi e scorrevoli che sono come un colpo dritto allo stomaco.

 

 
 
 
 
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