I pesci non chiudono gli occhi

I pesci non chiudono gli occhi

Gli avevano detto che se i pesci sentono sull’esca l’odore che viene da terra la scansano, per questo è importante sciacquare le mani nel mare prima di maneggiare la lenza. Anche lui si sente addosso l’odore della città, sul suo corpo di bambino in vacanza sull’isola, così riconoscibile, che per mimetizzarsi non bastava andare scalzi, la canottiera bianca, i pantaloni blu e i capelli arruffati. Essere invisibile e senza peso era invece il suo desiderio più grande quella estate. Insieme ad un altro. Rompere il guscio del suo corpo, per permettergli di crescere, per permettergli di portarsi finalmente addosso i dieci anni appena compiuti. Se poi a chiederti di crescere è l’incavo liscio, come di madreperla, della mano di una ragazzina solitaria che legge libri gialli tutto il giorno e non vuole stare con nessun altro oltre te, l’esigenza diventa urgenza e può farti male...

Erri De Luca torna su un’isola, la stessa incontrata nel commovente Tu, mio, dopo cinquant’anni, portandosi dietro l’essenziale e l’autocompiacimento per l’essenziale (le frasi che durano un fiato). L’uso di una prosa contratta tradisce il desiderio di lasciar fuori. Solo che poi quello che resta è davvero l’osso della frase, che non nutre. La prosa di De Luca sembra possedere un peso specifico, è l’unico capace di creare solidità togliendo materiale, bisogna riconoscerglielo. Il rischio è l’abuso dell’artificio. E la sensazione conseguente che vada diluito, prima della lettura. Come se ci fosse bisogno di bagnare le sue pagine con l’acqua, per farle “rinvenire”, come si fa con la frutta secca... Tutto in questo romanzo è stato già detto. Il rapporto con la madre, già meravigliosamente affrontato in Non ora, non qui. La maturità trovata d’estate su un’isola, nel già citato Tu, mio. E ancora gli accenni alla montagna, alla lotta politica, all’esperienza in fabbrica e a quella della guerra. Spiace sentirsi raccontare tutto questo per l’ennesima volta. Ma più di tutto spiace aprire il libro e, sfogliando una pagina, essere convinti di averne sfogliate due e star lì a cercare per un attimo di dividere l’indivisibile. Perché Feltrinelli per giustificare il prezzo di copertina ha dovuto creare uno spessore che il libro non ha, e non è bastato aumentare il corpo. C’è voluta la carta spessorata. Spiace anche poter usare per Erri De Luca una frase, letta su Twitter qualche giorno fa a proposito di un’altra novità editoriale che puzza di marketing: Capisci che è arrivato Natale quando esce un nuovo libro di...



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER