I privilegiati

I privilegiati

Adam e Cynthia hanno ventidue anni. Incarnano – in apparenza – la coppia perfetta: giovani, bellissimi, ricchi e innamorati. Sono i primi a sposarsi, i primi a mettere al mondo dei figli. Il giorno delle loro nozze segna la rottura con la mediocrità – a loro avviso – delle loro famiglie. Sono lanciati verso un futuro migliore. Un’esistenza che trascorre tra feste lussuose a New York e soggiorni in giro per il mondo. Il tempo passa. Il loro amore non conosce tentennamenti: sono saldamente ancorati l’uno all’altra. Poco importa che Adam, per mantenere quel tenore di vita, si sia lanciato in affari illeciti di riciclaggio di denaro, che Cynthia abbia problemi di depressione e che faccia uso di droga, che non sia riuscita a superare il trama causato dalla morte di suo padre. L’apparenza è salva. I loro due figli crescono e sono esattamente lo specchio dei loro genitori. Dall’esterno tutto continua sempre ad essere impeccabile, la loro è la famiglia modello, l’archetipo inarrivabile a cui ognuno si ispira e a cui tende con tutte le proprie forze. Adam e Cynthia non si confrontano mai con la comunità che li circonda: sono una sorta di universo parallelo che ha leggi proprie e che si autoalimenta…
I privilegiati è stato uno dei lavori più acclamati del 2010: inserito dal New Yorker nei “100 notable books of 2010”, è il ritratto amaro, graffiante, di un’intera generazione. Jonathan Dee sospende ogni giudizio morale – che peraltro sarebbe abbastanza semplice – e ci racconta la storia di una delle tante famiglie di “privilegiati”: i loro vizi, le loro manie, la loro perdita dell’innocenza è quella che quotidianamente viviamo tutti quanti noi. La prosa è raffinata, elegante, il lettore è completamente coinvolto. Tutti quanti odiamo i nuovi ricchi, tutti ne detestiamo l’arrivismo, l’ipocrisia, la mancanza di sentimento, l’essere disposti a scendere a qualunque genere di compromessi per mantenere il loro status quo, la loro assurda venerazione per il dio denaro. Eppure durante tutto il romanzo, serpeggia nel lettore una domanda: e se fossimo noi così ricchi, se quelle possibilità fossero state offerte a noi, se avessimo noi quello standard di vita, saremmo diversi da loro? Riusciremmo a mantenere salda la nostra eticità e i nostri ideali?

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